Borys Catelani
ICH BIN EINE ZIGARETTE MIT KNOBLAUCH
I Disprezzo sulla strada 2004
INTRO
Hello Borys... […] I have a question... I am organizing a tour for PROJECT HOPELESS from sweden in september/october. Maybe you wanna visit us with DISPREZZO on this tour? and we have space in my car for 4 disprezzo and 3 project hopeless. Please let me know what you think about this... bye, Timo
Penso che per chiunque suoni in un gruppo l’arrivo di una e-mail del genere possa ispirare solamente gaudio e giubilo. Soprattutto per un gruppo italiano. Soprattutto per un gruppo hardcore come il nostro abituato a suonare sempre nei soliti posti e davanti alle solite facce. Non è che non mi piacciano i soliti posti e le solite facce (oddio, alcune di queste facce effettivamente mi restano indigeste…), ma la voglia di sfogare in altri contesti la propria ignoranza musicale ed il proprio impeto testuale si fa sempre pressante. Purtroppo i gruppi italiani sono abituati in genere a pascolare nel proprio orticello, un po’ per il poco credito goduto all’estero, un po’ anche per mancanza di sbattimento proprio. In passato sono riuscito ad organizzare un tour di un paio di settimane in Europa dell’est per un gruppo sconosciuto come i miei Groebelar senza avere nemmeno un disco all’attivo e senza che il sottoscritto sia Padre Pio (o Padre Pijo, dato il business sorto attorno al santo autolesionista), a dimostrare che suonare all’estero è possibile. Spesso chi ha il pane non ha i denti, ma altrettanto spesso è troppo facile aspettare il deus ex machina che scenda dall’alto ad esaudire tutti i nostri desideri.
Devo ammettere che nel caso dei Disprezzo siamo anche stati fortunati, Timo/Alerta Antifascista, il guru dell’hardcore/punk sudamericano in Europa, ci ha in qualche modo favorito offrendoci su di un piatto d’argento la possibilità di starcene un mese a giro a suonare, ma ritengo che questo sia frutto anche dell’impegno riversato nei Disprezzo e, perché no, del valore stesso del gruppo. Senza contare che ho aiutato Timo innumerevoli volte ad organizzare concerti in Italia. Alla fine mi sento di dire che ci siamo meritati questa opportunità.
Pare un discorso lungo e complicato, ma prima ancora di mettere insieme un pensiero di senso minimamente compiuto stavo già rispondendo alla e-mail ricevuta: "sicuramente Timo!", "certamente Timo!", "assolutamente Timo!", "mi prostro davanti a te Timo!"…poi avrei chiesto il parere degli altri tre Disprezzo.
Quando da ragazzetto facevo finta di suonare la chitarra con la racchetta da tennis (tenendola al contrario tra l’altro, ma me ne sono reso conto solo più tardi) sognavo concerti faraonici in stile Slayer. Quando finalmente ho imbracciato una vera chitarra ho sognato dischi, tour e conferenze stampa. Con gli anni poi sono stato ben felice di suonare le cover dei Sepultura nelle feste paesane in Garfagnana. Dopo mi sono trovato a far uscire dischi e a suonare per tutta l’Italia, ovviamente secondo canoni di (auto)gestione ben lontani dagli standard degli Slayer, ma probabilmente con molta più umanità. Ed infine eccomi spiattellato un intero tour europeo di un mese senza nemmeno scomodarmi più di tanto (beh, riguardo questo dettaglio avrò modo di cambiare idea molto presto). Penso si capiscano quindi quei trenta minuti di vibrante entusiasmo che hanno attraversato la mia vita dopo aver letto la e-mail di cui sopra.
Il giorno dopo aver ricevuto la comunicazione di Timo ho comunicato tutta la faccenda agli altri membri con grande felicità di Giulio, leggera perplessità di Margherita (o presunta tale, anche quando è felice non è sempre facile capirlo) che probabilmente era già proiettata verso quale scusa inventare ai genitori per il mese d’assenza, e l’esaltazione panica totale di Gabriele. Il sottoscritto era invece ritornato al consueto stato di lucidità zen inattaccabile se non da qualche disastro di proporzioni bibliche.
In realtà quella che sembrava una pietanza bella e servita era un manicaretto che richiedeva ancora tanta applicazione culinaria (e non culi-in-aria, sia ben chiaro). Timo infine aveva dovuto dirottarsi sul tour europeo dei brasiliani Agrotoxico e Flicts contemporaneo al nostro, lasciando fondamentalmente a me l’organizzazione spicciola del tour dopo aver fissato il grosso dei concerti. Se ne deduceva sillogisticamente che Timo non sarebbe nemmeno venuto in viaggio con noi guidando il furgone. Una grossa perdita logistica quindi oltre che umana (è stato lui, quando era alla Sede a Vigevano con gli argentini Migra Violenta, a proporre di accendere la sua autoradio e ballare di fronte al furgone visto che dentro il posto non si poteva più… e l’abbiamo fatto!).
Non so quanto tempo abbia passato davanti al monitor del computer nei mesi a seguire, quanto abbia abusato di Outlook nello spedire quel milione/milione e mezzo di e-mail in giro per l’Europa. In sostanza ho dovuto organizzare i concerti nell’Europa dell’est, sezione del tour sub-appaltatami dal boss, ed infine contattare ogni singolo posto per farmi dare tutte le informazioni relative al concerto (indicazioni stradali, contatto telefonico, orario di arrivo…). Data la grossa mole di concerti e di persone che non rispondevano, questo calvario è andato avanti per mesi. Ho passato giorni sul sito della guida Michelin per controllare distanze e tempi di percorrenza da un posto all’altro. A pochi giorni dalla partenza ancora mi mancavano informazioni per colpa di persone che non si facevano vive. E col tour in corso queste informazioni ancora latitavano, mai che si possa far affidamento completo sugli altri, questa la prima lezione imparata dal tour (come se la vita non ce lo insegnasse abbastanza)! E così in svariati casi, partendo dal solo nome della città e del posto, mi sono dovuto inventare ricerche in internet per trovare indirizzi e mappe. Nel frattempo ho anche avuto modo di conoscere via e-mail Oskar degli svedesi Project Hopeless, i nostri futuri compagni di viaggio. Un tipo molto mite, questa è stata l’impressione perlomeno. Soprattutto mi auguravo che l’impressione fosse giusta altrimenti chi lo sopportava per un mese intero?
Se da un lato l’organizzazione del tour portava via tempo ed energie, dall’altro fremevano i preparativi all’interno del gruppo. Il problema principale era il seguente: come raggiungere la prima data che era nientemeno che in Germania a Flensburg, al confine con la Danimarca? Mille e seicento stramaledetti chilometri! La soluzione più economica sarebbe stata andare in aereo, ma come fare per strumentazione e distribuzione di dischi? Alla fine, dopo mille riunioni di gabinetto ed assemblee segretissime, abbiamo optato per la soluzione più rischiosa, andare con il furgone di Gabriele caricando tutte le cose che ci servivano, Giulio sarebbe invece partito in aereo visto che il furgone era omologato solo per tre persone. Il rischio nasceva dallo stesso furgone di Gabriele, Ducato battagliero, ma un po’ datato ed usato, ce l’avrebbe fatta ad arrivare fin lassù? Sarebbe mai tornato indietro tutto intero? Interrogativi piuttosto inquietanti, ma altre soluzioni non ce n’erano. Avremmo lasciato poi a Flensburg il furgone per un mese (idem per i Project Hopeless) e da lì ci saremmo mossi con un furgone serio con spazio per tutti quanti. Riguardo questo mezzo però ancora regnava il mistero più assoluto, da Timo non avevamo saputo un granché.
Il giorno della partenza si avvicinava sempre di più, le corse agli ultimi acquisti erano sempre più frenetiche neanche fosse Natale! Il concerto a Flensburg era previsto per il 3 settembre, la partenza era stata fissata per il primo settembre alle 6 di mattina. Giulio avrebbe preso l’aereo il giorno dopo da Pisa per Amburgo. L’inizio di tutto era ormai imminente… e così comincia la nostra storia, cari bambini.
31-08
Delle persone normali sarebbero andate a letto presto in previsione di un viaggio massacrante di due giorni su di un furgone angusto e rumoroso. L’idea effettivamente era quella, non siamo del tutto rincoglioniti. Ma la serata è andata avanti in maniera sempre più alcolica lungo le piazze di Firenze. Alla fine ci siamo mossi per andare a casa (a piedi, perché fosse ancora più stancante…) ad un’ora improponibile e con mille cose ancora da fare. Margherita si è concessa ben un’ora e mezza di sonno, Gabriele ha cercato di dormire a casa mia, ma non ce l’ha fatta un granché, forse in preda a febbre da viaggio alimentata dalla lettura ripetuta dei racconti dei tour di Negazione e Declino negli anni ’80. Meno male che non aveva letto "Le 120 giornate di Sodoma"! Dal canto mio non ci ho nemmeno provato a dormire, mi sono fatto una doccia che durasse il più a lungo possibile (chissà quando sarebbe stata la prossima), ho preparato un catino di riso freddo per il viaggio e ho fatto la massaia in vari modi facendo chilometri e chilometri in su e giù per la casa. Arrivata l’ora di "alzarsi" eravamo tutti già belli e indaffarati da un bel po’.
01-09
Caricare il furgone è stata una impresa titanica, dal quarto piano dove abito abbiamo portato giù tutta la strumentazione mia e di Gabriele (l’accordo era che gli svedesi avrebbero portato batteria e amplificatore per basso, noi gli amplificatori per chitarra oltre che i nostri accessori per la batteria), zaini, sacchi a pelo e mille casse di dischi. E si è scatenato il panico quando l’ascensore per un attimo ha smesso di funzionare. Il furgone era già stracarico e ancora mancavano le cose di Giulio e Margherita, oltre che Margherita stessa. Siamo andati a prenderla e l’abbiamo trovata agitatissima: "questo l’ho preso?", "questo lo devo prendere?", "quest’altro servirà?"…e, infatti, i suoi occhiali penseranno bene di rimanere a Firenze… Alle ore 6 e 42 minuti primi ci ritroviamo in posizione di partenza con mille tonnellate di merci nel retro e senza bolla di accompagnamento perché comunque non ci sarebbe entrata. Partenzaaaaaa!
….
Macché! il furgone non parte! … Ci imponiamo dopo svariati tentativi per metterlo in moto, ma per noi si tratta ormai di un presagio di sventura, non arriveremo MAI!
Date le premesse e dato che Gabriele si ascolterebbe più volentieri un disco intero di Amedeo Minghi piuttosto che far guidare a qualcun altro il suo unico ed amatissimo furgone, la prima parte di viaggio consiste per forza di cose in un megacollasso onirico. Solo in Trentino i primi barlumi di lucidità fanno breccia in un cervello i cui neuroni avevano deciso all’unanimità di scioperare. Subito prima dell’Austria scatta la pausa pranzo, cosa di ben poco conto se non fosse per il fatto che il benzinaio dell’area di servizio ci regala ben due (2) bottiglie di spumante. Da quando i benzinai sono così generosi? Da dove venivano quelle bottiglie? Perché a noi? Queste ed altre domande ben più inquietanti si facevano strada (perché Scirea aveva delle taniche di benzina sulla macchina quando in Polonia è avvenuto l’incidente per lui mortale? Perché in Russia l’insalata russa si chiama insalata italiana?), meglio filare.
Il non-sense regna sovrano nella conversazione, ormai in terra di krapfen e wurstel, verso le 22,30 decidiamo di fermarci in un paesino a caso, forse Rosdorf, forse no. Cena su asfalto accanto a cassonetto della spazzatura, puro chic (beh, noto che comunque qui la raccolta differenziata del vetro avviene anche per colore, a Firenze invece si mettono insieme plastica, vetro, lattine, metalli, scorie radioattive, topi morti, conglomerati bituminosi e scarichi di acquaio). Ma proprio qui avviene il fattaccio! Andiamo con ordine. Gabriele decide di omaggiarci di un paio di trick con il suo skate da battaglia. Margherita altresì si convince di poggiare i suoi piedi (ambedue) sulla tavola funesta. Purtroppo lei non poteva sapere che proprio in quel momento giove era entrato nello scorpione, che saturno era entrato nel toro (il quale non apprezza un granché certe improvvisate), che la situazione politica in Burkina-Faso stava precipitando, così come stava crollando la borsa di Taipei. Per questo, e solo per questo, abbiamo assistito al tonfo massimo!!! Una pera matura che sordamente si accascia al suolo per l’eccessivo carico gravitazionale! Non un lamento, non un gemito, Margherita, ahinoi, non ha nemmeno la forza di respirare. Sarà stata la campagna acquisti del Catanzaro, sarà stato il traffico sulla Piazza al Serchio-Sillicagnana, ma questa botta clamorosa per terra lascerà la povera ragazza in un dolorosissimo stato zoppicante per tutto il tour!!! Situazione estremamente sgradevole che, purtroppo, le impedirà un pieno godimento del mese di vagabondaggio. Nei giorni a seguire avremo modo di preoccuparci più seriamente, per ora le prese per il culo hanno ancora il sopravvento (che botta ragazzi!!!). Ci sistemiamo per la notte dentro il furgone con il sottoscritto adattatosi di buon grado a dormire sotto i sedili, sopra i pedali! Frizione negli stinchi, ruota nella cervicale, la schiena avrà modo di protestare il giorno dopo, per ora la stanchezza prende il sopravvento, la via purtroppo è ancora lungi dal giungere ad un termine.
02-09
La mattina ha l’oro in bocca, ma in genere siamo troppo rincoglioniti per accorgercene… e non ci eravamo neanche sbronzati la sera prima! I chilometri scorrono veloci, "appena" quattrocento ancora da percorrere. Alle quattro di pomeriggio facciamo finalmente il nostro ingresso a Flensburg, ridente cittadina tedesca al confine con la Danimarca e, tra l’altro, proprio per questo una buona parte della popolazione locale è bilingue. Giulio ci raggiunge poco dopo, nonostante il suo viaggio avesse seguito vie completamente diverse (fino ad Amburgo in aereo e da lì in treno), siamo perfettamente sincronizzati.
La gente dell’Hafermarkt, il posto dove suoneremo, è molto cordiale, subito vengono a salutarci un paio di tipi offrendoci pure del caffè. L’Hafermarkt, come è tipico in Germania, è nato come squat per poi legalizzarsi col tempo. Non esprimo giudizi in merito, la Germania non è l’Italia, suppongo che una situazione del genere possa anche essere soddisfacente per portare avanti con tranquillità le proprie attività. In Italia la ritengo una situazione abbastanza impensabile, un po’ per quello che storicamente significa "occupare" in Italia, un po’ perché le soluzioni compromissorie offerte in genere sono molto sbilanciate. Nel caso dell’Hafermarkt uno dei compromessi a cui devono sottostare è parecchio curioso: non possono scrivere "concerto" sui manifesti dei concerti! Possono scrivere "party", "meeting", "orgia", "onomastico della nonna", ma scrivendo "concerto" incapperebbero nella legislazione legata alla Gema, la Siae tedesca, in questo modo riescono invece ad aggirarla, sono basito…
Incontro Fee, la persona che ci ha organizzato materialmente la serata. Ero convintissimo che si trattasse di un ragazzo, invece mi trovo davanti una biondina. Non devo aver fatto una faccia molto convinta quando ci siamo presentati. Fee è gentilissima, ci mostra la nostra stanza e ci dà le chiavi del posto. L’Hafermarkt è composto da due palazzine, ambedue autonome quanto a cucina, bagni, stanze, ma solo in una sono tenuti i concerti. La nostra stanza è situata nell’altra palazzina ed è sostanzialmente la stanza di uno degli abitanti del posto momentaneamente assente. Dato che abbiamo le chiavi ne approfittiamo per fare un giro in paese, i giorni liberi nel corso del mese a venire saranno una vera e propria chimera. Effettivamente molto di più di un paese non è, la via dello struscio è molto pulitina, precisa, nulla è fuori posto. Perlomeno non ci sono turisti, gli italiani in genere te li ritrovi anche in capo al mondo, ma non a Flensburg, deogratias. Non sapendo ancora cosa ci aspetti nei giorni a seguire decidiamo di dedicarci alla rinomata birra tedesca, per assaporare la locale Flensburger Pilsener ci addentriamo nel pub più teutonico che troviamo sulla via, la clientela non avrebbe sfigurato in qualche episodio de "L’ispettore Derrick" o sulla copertina di un disco di Heino. Giulio si mette subito in mostra chiedendo "four blonde beers" scatenando l’ilarità prima dei clienti e poi della oste sovrappeso che, probabilmente, si immaginava un qualche boccale strano munito di parrucca giallo-crinita. Per la cronaca la birra è l’unica cosa che costi meno rispetto all’Italia e a stomaco vuoto il suo effetto non è assolutamente da sottovalutare…
La cena all’Hafermarkt è di lusso, non so quale sia l’occasione da festeggiare visto che suoniamo il giorno dopo (o forse si festeggia proprio il fatto che non suoniamo…), ma ci vengono offerti falafel, salsine, tofu con fichi al forno (?!), doppie versioni vegane e vegetariane, birra a iosa pure. Conosciamo un po’ anche gli abitanti del posto, clientela molto eterogenea, uno skin obeso, un ragazzino nevrotico, un impiegato skater hardcore con tanto di figlio a carico, un punk capellone matto per i Cripple Bastards. Non duriamo più di tanto, i mille e seicento chilometri si fanno sentire, tutti a letto con le galline!
03-09
Abbiamo ancora una mezza giornata libera, il centro del paese ci aspetta di nuovo anche se con la dovuta calma, la gamba di Margherita duole particolarmente a livello inguinale e continuerà a farlo per molto. Non è un grosso problema, è solo questione di adattare i ritmi di passeggio a quelli di un bradipo anemico. E comunque sia questo non andrà ad infierire su quello che sarà l’unico pellegrinaggio del tour in un negozio di dischi. Le mie voglie vengono soddisfatte dal reperimento alla insignificante cifra di tre euro del vinile di "Dark recollections" dei Carnage, gruppo death metal svedese uscito su Earache che annoverava fra le sue file futuri membri di Dismember, Entombed e Carcass. Godiamo di queste piccole cose perché quelle grandi latitano…
E’ l’ora di tornare all’Hafermarkt, finalmente incontreremo i Project Hopeless, i figuri con cui dovremo condividere tutto (o quasi) per un mese, chissà che elementi saranno… La curiosità permane a lungo visto che alla fine collezionano un ritardo di ben quattro ore rispetto alla prevista ora di arrivo. Le uniche notizie che avevamo erano che dovevano arrivare da Copenaghen dove la sera prima avevano suonato coi Juggling Jugulars.
E veniamo a conoscere questi elementi provenienti dalla terra dei vichinghi e dei Roxette. Oskar è il chitarrista/cantante, ha una faccia da bambino, "so sweet" come dirà una tipa. Tom è il bassista, ha l’aspetto più punk di tutti e una voce da Franco Califano la mattina presto. Pää è il batterista, faccia imberbe da bambino (ha venti anni il ragazzo), spiccica a malapena un paio di monosillabi di fronte alla mia esuberanza. Infine c’è un loro amico ad accompagnarli, Stefan, capello lungo biondissimo, un po’ cicciotto, avrebbe fatto la sua sporca figura nella Kelly Family, ma anche in "Maiali nello spazio" nel Muppet Show (si fa per scherzare Stefan! Tanto l’italiano non lo capisci…).
Si svela anche il mistero del furgone. Un amico di Timo ci affitta un Mercedes Sprinter parecchio spazioso (lo stesso con cui hanno fatto l’ultimo tour europeo i Tragedy), autoradio, caricatore cd, televisore, lettore dvd… ma che è? un’astronave? Mai guidato un mezzo così lussuoso in vita mia, manca solo lo scomparto apribile con i Ferrero Rocher. Il tutto ha un prezzo comunque, il mezzo ci viene a costare 70 euro al giorno quindi, a fine tour, dovremo sborsare ben 2.100 cocuzze all’amico Peters, tipo che tra l’altro sembra pure abbastanza paranoico, probabilmente perché due settimane prima un altro gruppo in tour gli ha distrutto un furgone. Oskar ed io firmiamo addirittura un contratto, in caso di danni dovremo versare dai 1500 ai 3000 euro, viene il panico pure a me!! Ma ormai è tempo di suonare, il primo concerto del tour! In quattro e quattro otto bisogna montare il palco, il concerto deve iniziare subito, per stasera solo due gruppi. Il pubblico è decisamente scarso, sarà una costante di questo tour. Scopriremo che nel periodo settembrino ci sono ben venticinque gruppi in tour in Europa! Troppi perché la gente si mobiliti con costanza.
Suonano prima i Project Hopeless. Ero curioso di vederli, i sette pollici non erano male, ma la registrazione era indecente. I tre ragazzi di Gotheborg sono in pieno clima di hardcore vecchia scuola svedese, primi Anti-Cimex e Mob 47, però più veloci e con la voce strillata. Devo dire che mi piacciono anche se sono un po’ monotoni, ma quello che conta è il "barrage" sonoro.
Infine tocca ai Disprezzo da Firenze (anche se nessuno è in realtà di Firenze). Sapremo metterci in mostra per l’idiozia, siamo o non siamo italiani? Del resto le Flensburger Bier stanno facendo il loro dannato lavoro. L’inizio non è dei più confortanti, bacchette rotte ma soprattutto corda del basso rotta! Sarà perché prima il basso di Margherita era stato usato da Tom con vigore e veemenza particolarmente sostenuti (praticamente l’aveva usato come un tagliere) visto che il suo funzionava male. Proprio nel tempo necessario per cambiare la corda, per non perdere tempo, introduco tutti i pezzi della scaletta, praticamente un monologo ininterrotto di dieci minuti con la gente che si sganasciava delle risate, eppure dicevo cose serissime, magari in modo un po’ strano… magari semplicemente nessuno capiva una mazza! La nemesi divina si abbatte presto su di me comunque, stavolta è una corda della mia chitarra a rompersi. Gabriele violenta le pelli della batteria e per protesta le bacchette in continuazione gli sfuggono di mano. Alla chitarra di Giulio che si sta sgolando (Giulio, non la chitarra) invece non succede nulla, ma la nemesi divina si abbatterà pure su di lui un giorno o l’altro. Alla fine dell’ultimo pezzo, dopo esserci dileggiati con pose degne dei Twisted Sister, apriamo pure una delle bottiglie di spumante regalateci dal benzinaio il giorno prima, l’abbiamo passata al (poco) pubblico che l’ha seccata in tre nanosecondi, vabbè, è stato il fio da pagare per tutte queste scene indecorose.
Nel dopo concerto una tipa locale (alta, bionda, lo stereotipo teutonico insomma) mi ingaggia per un doppio a calcino (o biliardino, o calcio da tavolo, o aste con gli omini colorati infilate in un tavolo con una palla che impazza ovunque a velocità considerevole). Ci sfidano due emo, di cui uno frangettato, che non sanno fare altro che chiedermi se conosco questo o quell’altro gruppo di merda, deve essere tutta una tattica per distrarmi perché giocano veramente male. Il sottoscritto non è certo una cima, però con loro ho fatto davvero la figura del figo. In coppia con la bionda abbiamo praticamente sempre vinto, così c’era la scusa per abbracciarci in continuazione. Non che avessi delle mire particolari, era una ragazza molto carina, ma una lunga e dura vita da single ha ormai accorciato l’orizzonte delle mie aspettative, prendo il presente per quello che è, il futuro anche prossimo non mi interessa, carpe diem, live fast die young, don’t mind about tomorrow (gli Oliver Onions la sapevano lunga!). Ma un finale come quello che si stava prospettando penso che si potesse adattare solo a un super sfigato con le donne come sono io. Alle sei di mattina, tra una Flensburger Bier e l’altra, quando ormai ho i crampi alle braccia a furia di giocare a calcino e infinite palline mi si incrociano briose davanti agli occhi, la tipa mi informa che il suo fidanzato sta per arrivare, ma che al tipo in super botta seduto al bancone piacciono gli uomini e se voglio posso flirtare con lui!!! Apriti cielo, becco e bastonato, cornuto e mazziato, danno e beffa, Sodoma e Camorra, e neanche ci avevo provato con lei (anche perché non so come si fa)!!! Sarà meglio andare a dormire...
04-09
Aspettavo con ansia questo momento, la prima colazione ufficiale del tour! Non avevo mai suonato prima d’ora in Germania, ma si sprecavano le leggende sugli usi teutonici riguardo colazioni luculliane, banchetti faraonici, tavole imbandite e saturnalia del gusto. Effettivamente la tavola imbandita che ci si è presentata davanti appena alzati ha avuto modo di sollecitare le mie papille gustative: svariati tipi di pane, salsine, margarine, marmellatine, pomodori, latte di soja, tè, caffè, cipolla! Siamo agli antipodi degli usi italiani, ma di questo ci frega anche il giusto, lasciamo queste considerazioni al Tg Gusto. Mi preme sottolineare soprattutto la rilassatezza della situazione, abituato come sono ai ritmi dei giorni lavorativi. Sono solito alzarmi dieci minuti prima di uscire, mi vesto e, contemporaneamente, mi mangio una mela, mi allaccio le scarpe e mi lavo i denti, neanche Fantozzi saprebbe fare di meglio. Tutto studiato fin nei minimi dettagli per risparmiare secondi preziosi di sonno, rimango fregato solo quando vengo colto da strizzoni improvvisi al ventre, a quel punto 47 secondi da dedicare all’evacuazione delle più recondite cavità intestinali diventano obbligatori. Ma non in tour, qui ho tutto il tempo di dedicarmi alla creazione di psichedeliche geometrie di margarina sulle fette di pane valutando cosa giustapporre cromaticamente alla fetta di pomodoro o al patè al gusto di aglio e aneto, senza dimenticare di coricare sui prodotti di tanta cura artistico-gastronomica addobbi preziosi quali foglioline di prezzemolo o roselline di ravanello. Anche questo è tour, non altrettanto sembrano pensare gli svedesi che sembrano invece molto presi dalla partenza, ma fortunatamente ce la possiamo prendere con la dovuta calma, Amburgo dista solo 150 chilometri da Flensburg, nessuno ci corre dietro (spero!). In realtà dobbiamo ancora scaricare i rispettivi furgoni e caricare il furgone del tour. La mole di oggetti è impressionante, una batteria intera con doppio set di pedale, rullante e piatti, un amplificatore per basso testata e cassa, due amplificatori per chitarra altrettanto testata e cassa, tre chitarre, due bassi, le distribuzioni del sottoscritto, di Stefan, di Oskar e pure qualcosa di Giulio, i sacchi a pelo e le mille borse, borsettine e zainetti con gli effetti personali di tutti i partecipanti alla gita. In particolare gli svedesi erano muniti di circa un miliardo di scatole con doppie copie di dischi che risulteranno intonse alla fine del tour, le hanno praticamente portate solamente a fare un giro per l’Europa. La situazione sembra disperata, ma alla fine, memori delle partite giocate a Tetris e aiutandosi con Winzip, riusciamo a piazzare tutto e il furgone, che sembrava tanto enorme, a questo punto è più pieno di un tortello mugellano. Salutiamo Fee e partiamo ufficialmente all’avventura.
Verso le 17 arriviamo al Bauwagen Platz di Amburgo, situato nella periferia della città. Sappiamo che si sta tenendo un festival di due giorni. Nomen omen dicevano i latini, ma il mio tedesco è ancora un drago assopito e solo facendo il mio ingresso nel posto realizzo che il nome del posto spiegava già tutto. Un "wagen platz" non è altro che un parcheggio di caravan, di quelli enormi che sembrano vagoni del treno. E’ una sorta di campo nomadi stanziale in fin dei conti, a quanto pare illegale. Ce n’è addirittura un altro ad Amburgo ci dicono (che sembra sarà sgomberato pochi giorni dopo). Ma il paesaggio e la fauna umana che popolano il wagen platz sono tutti particolari, una sorta di futuro mad-maxiano dove gli abitanti invece di viaggiare su velocissimi bolidi autocostruiti si spostano con trattori lentissimi di epoca socialista. L’area è una sorta di megadiscarica contenente ogni genere di rifiuto metallico ma non solo, la mecca per i cacciatori di immagini del decadimento della civilizzazione. La popolazione è composta da variopinti punx ultra-tatuati e piuttosto degenerati, ma estremamente socievoli e positivi, nulla a che vedere con l’abbestismo italico. I bambini giocano tranquilli nel sudiciume (una sorta di samoano tenta di affogarne uno in una vasca d’acqua dove fino ad un attimo prima aveva tenuto in ammollo i piedi lercissimi), ma, checché ne possa dire qualche cristiano-socialista-filantropo, molto probabilmente questi bambini non cresceranno affatto male diventando degli emarginati degenerati, più verosimilmente cresceranno diventando delle persone che se la sapranno sbrigare nella vita in tutte le situazioni, e se saranno emarginati lo saranno giustamente per scelta autonoma rispetto ad una società molto più marcia di qualsiasi wagen platz. E comunque la raccolta differenziata del vetro vige sovrana anche qua, lo spirito tedesco non dorme mai anche se in questi carrelli e in questi cumuli sparsi in ogni dove ci saranno bottiglie risalenti anche a quei favolosi anni ’60… Uh, e i bagni sono decisamente puliti, capito cosa intendo?
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Uno dei tipici mezzi di locomozione del Wagen Platz |
Intanto il classico pogo-punk tedesco sovrasta il tutto a volumi ineffabili, e dopo una cena non malvagia che ci mette faccia a faccia con i gentilissimi abitanti del posto, ci dedichiamo alla situazione concertistica che non ha nulla da invidiare a quella italiana, cioè tanti gruppi, orari improponibili e ovviamente i Disprezzo che suonano per ultimi perché quelli sono locali, questi altrimenti si ubriacano, quegli altri devono andare via (ma dove?), questi altri ci hanno la zuppa sul fuoco, ecc. ecc. Fra i vari gruppi mi sono rimasti impressi i primi perché suonavano il classico powerviolence/grind di scuola tedesca però tutti erano vestiti da frutti e con delle sagome di altrettanti frutti intorno agli strumenti; il cantante si distingueva perché indossava un costume da orso, mah! Gli Skrack bravi, D-beat estremamente canonico ma personaggi estremamente trendy, abbiamo forse la nuova moda per incanalare i vari straight edge che sono diventati metallari poi emo-violence? Suoniamo alle quattro di mattina davanti a quattro gatti di cui la metà ubriachi, il pubblico sembra apprezzare ma non so di quale delle due metà si tratti. E pensare che questo sarà il concerto con la maggiore affluenza di pubblico in assoluto in tutto il tour, solo che a quell’ora balorda sono ormai tutti sbronzi e/o collassati. Alla fine del concerto il sound system viene lanciato a volumi assurdi nei binari del consueto pogo-punk, non rimane che rifugiarsi nella sala concerti anche se la situazione migliora di poco. Gli svedesi vanno a dormire subito, così come il giorno prima, ma rimane alzato Stefan che, in preda ai fumi all’alcool, ci vomiterà addosso tutte le sue paranoie più recondite senza chetarsi un attimo. Mi dispiace perché è un tipo proprio buono e bonaccione, ma alle sei di mattina sorbirsi un monologo di questa risma ha l’effetto di un tram in piena nuca. E infatti Gabriele e Margherita si distaccano subito lasciando il sottoscritto a sorbirsi il pippone che ascolto comunque attivamente perché in fondo mi dispiace per Stefan. I racconti più disastrosi riguardano la situazione coi nazi che spadroneggiano nella città di Stefan, Helsinborg. Lui stesso è stato menato come molti suoi amici e pare che nessuno faccia nulla in proposito. Di altre cose più personali sono costretto a tacere. Dopo più di un’ora sfrutto un attimo di distrazione di Stefan e, agile come un gatto (morto), mi butto a dormire sul palco vendicandomi così di quei due infami che se la stavano spassando con due tipi simpatici del posto, se lo dovranno sorbire loro il secondo tempo visto che non ci sono altri muri del pianto a disposizione. Il problema è che con la musica fuori a questi livelli non c’è verso di dormire, così dopo mezz’ora (sono le otto) mi dirigo a dormire sul furgone dove già Giulio in qualche modo era in stato di incoscienza. Il monte ore di sonno si abbassa considerevolmente…
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Uno degli abitanti del Wagen Platz |
05-09
Perché tutti vogliono mangiare la nostra colazione? Ad Oskar e a me tocca sembrare degli stronzi solo perché vogliamo lasciare un po’ di cose per gli altri, ma che ci vuole alla gente per andare in cucina a prendersi una fetta di pane e spalmarci sopra della merdosissima margarina?
Purtroppo siamo costretti a salutare il wagen platz, la destinazione è l’AJZ di Bielefeld. Ci beviamo i duecentocinquanta chilometri senza problemi e giungiamo al posto senza commettere nemmeno uno sbaglio, d’altra parte gli svedesi hanno voluto questa divisione rigida, ogni giorno Italia e Svezia si alterneranno ai sedili anteriori e con noi alla guida e navigazione siamo in una botte di ferro (in genere…).
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L’AJZ in full effect, non lo vedete ma affacciato alla finestra c’è Gabriele vestito da Zorro che fa il segno delle corna |
Bielefeld è una cittadina molto ordinata, l’atmosfera è Flensburghiana. Lo jugend zentrum (centro giovanile) è un posto conosciutissimo, ogni gruppo hardcore/punk di una certa fama in tour in Germania passa da lì: Dropdead, Riistetyt, From Ashes Rise, Skitsystem, Driller Killer, Crepa…. Si tratta di un edificio a più piani con stanze, laboratori, bagni… Al piano terra c’è la grande cucina attrezzata per far da mangiare a reggimenti interi, il bar e la sala concerti. Si vede che sono abituati ad organizzare concerti in continuazione, forse sono fin troppo rigidamente organizzati perché il concerto parte puntualissimo (dopo una cena ottima ed abbondante) nonostante l’affluenza di pubblico sia però parecchio scarsa. La sfiga da questo punto di vista ce la spartiamo equamente con i Project Hopeless, cominciano loro e subito seguiamo noi. Suoniamo benino, ormai fila tutto liscio anche con le spiegazioni ed introduzioni in inglese, si fa partire il copione, ci sente un po’ stupidi a ripetere esattamente le stesse frasi ogni sera, ma visto che funzionano e che la gente cambia sempre ci si può anche stare. Del resto pure i Project Hopeless fanno funzionare il pilota automatico con le spiegazioni. Per ultimi salgono sul palco i Mossura-Ya, gruppo svizzero che conoscevo solo di nome per via del tour italiano di qualche mese prima. Penso non si sia mai visto un gruppo straniero che riesca a fare dodici date in Italia da nord a sud, ma d’altra parte li ha aiutati il buon vecchio Pulce. Parlano un po’ italiano quindi dobbiamo stare attenti data la nostra abitudine di sparlare ad alta voce di chiunque ci passi davanti, diamo sempre per scontato che nessuno ci capisca, ma ogni tanto scatta la figura di merda. I tipi suonano un ibrido strano fra hardcore, a tratti velocissimo, e quello che capita, condendo il tutto con un trombone. Tutti sanno suonare parecchio bene e scenograficamente sono decisamente avanti con paillette, vestiti da donna e slippini in evidenza. Dei professionisti che hanno la capacità di calamitare l’attenzione e soprattutto mantenerla alta a lungo in una scena dove il rituale è sempre il solito e la noia spesso e volentieri prende il sopravvento anche con gruppi blasonati. Alla fine del loro concerto c’è un veloce cambio e sale sul palco la Half Band, duo tastiera/chitarra parallelo ai Mossura-Ya che propone roba strana, un po’ di rumore, un po’ di elettronica spicciola (che tra l’altro ora pare vada parecchio di moda), finendo con un pezzo che sembrava uscito direttamente dall’electro-pop anni ’80. Da parte mia e non solo a quel punto si è scatenata la febbre, abbiamo intimato loro di continuare a suonare perché le danze ormai stavano partendo. Così sono saliti sul palco tutti gli altri Mossura-Ya e insieme hanno cominciato a fare cover di hit pop anni ’80!!! "Touch me" di Samantha Fox per dirne una, per finire con "We ain’t gonna take it" dei Twisted Sister e lì mi sono improvvisato come corista insieme ad un punk dell’AJZ! Appena finito il concerto qualcuno compie l’azzardo di mettere su un cd dei Boney M, una provocazione bella e buona, corro a prendere i miei cd, mi impossesso della consolle e do il via ad una serata disco trash come dio comanda. I fumi dell’alcool cominciano a farsi sentire, la consueta spola fra consolle e dancefloor si fa incessante, Margherita è in botta da antinfiammatorio (sempre per quella maledetta gamba) ma balla perché non può farne a meno (ammetterà una delle botte più felici della storia, anvedi questi antinfiammatori), Giulio balla ma si sente insidiato da una tipa del posto che pare gli faccia delle avance, Gabriele è allegro, i Mossura-Ya fanno faville in pista e un tot di tedeschi pare preso proprio bene, insomma, allegria generale anche se non ci sono trilioni di persone. Pure Tom dei Project Hopeless accenna qualche passo di danza, ma svedese com’è si accontenta di ubriacarsi di brutto. Ad un certo punto do una piega italo-trash alla serata e il delirio si scatena con i Ricchi e Poveri, con Al Bano e Romina Power, ed infine si raggiunge l’apice della demenza col trenino e con lo stage di "Gioca jouer" per tedeschi e svizzeri. Continuiamo a rispettare perfettamente lo stereotipo dell’italiano casinista, sempre a far bordello e a ridere ad alta voce. E’ tempo di andare a dormire, i letti sono comodi, il giorno dopo è libero e ci potremo riposare per bene.
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Gabriele si rilassa, notare le ciabatte |
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Il muro dell’AJZ ornato con simboli del male |
06-09
La giornata parte in maniera lentissima, ci svegliamo così tardi che della colazione rimane ben poco per noi, e del resto era passata forse anche l’ora di pranzo. Giulio durante la notte si era scatenato, una sorta di trattore con la marmitta in fin di vita e non smetterà di russare fino alla fine del tour. Doccia chilometrica e rilassamento totale, l’apoteosi del disimpegno, otium imbastardito in terra di knoblauch. Andiamo a fare un breve giro insieme a Tom (visto che i suoi colleghi se ne sono andati al bowling) che si rivela essere il tipo più alla mano dei Project Hopeless per il momento. Gira con una bottiglia di Jagermaister in mano, di lì alla fine della serata sarà riuscito a finirla praticamente da solo.
Per cena decidiamo di cucinare noi per tutti, d’altra parte non pretendevamo certo un altro pasto dalle gente del posto, ci facciamo una bella spesa nel Lidl di fronte e, sempre per rispettare lo stereotipo dell’italiano, non può mancare la pastasciutta. Mi metto ai fornelli preparando un’esagerazione di pasta con le zucchine (che non viene il massimo però) e un po’ di patate in padella come antipasto. Gli svedesi rimangano comunque entusiasti sia della cucina sia del fatto che avevamo cucinato anche per loro. Evidentemente ciò che per noi è normale per loro si tratta di eccezionalità, mi sarebbe sembrato strano non cucinare per tutti visto che eravamo comunque lì. La serata finisce a giocare all’immancabile calcino, onnipresente in qualsiasi posto andiamo. Oltre a noi otto c’è pure la tipa che pareva volesse imbroccare Giulio, in compagnia però del fidanzato. Stranamente andiamo a dormire abbastanza presto, i postumi della festa selvaggia della sera prima si fanno ancora sentire.
07-09
Il Belgio non è lontanissimo anche se c’è da attraversare un pezzo d’Olanda. Almeno ero fermamente convinto di ciò, ma a questo giro la coppia alla guida Oskar/Stefan riesce a perdersi in un paesino a metà strada (praticamente vi si infilano dentro senza riuscire più ad uscire). A Leuven, la nostra meta, nuovamente si perdono e senza il nostro intervento chissà quanto avremmo girato. Sono un po’ poco intraprendenti i ragazzi vichinghi, alla fine chiedendo in giro si riesce sempre a venire a capo anche dei posti più sperduti e dei misteri più insolubili.
Il concerto è stato spostato dal Molotov squat alla Villa Sqwattus Dei in quanto il Molotov è stato da poco sgomberato in maniera tra l’altro parecchio roccambolesca. Praticamente la mattina prestissimo sono arrivati senza preavviso i bulldozer ed hanno cominciato a demolire lo stabile con la gente che ancora stava dormendo dentro. Gli occupanti hanno cercato di fare il possibile per bloccare i lavori e mettere al sicuro anche il culo già che c’erano e incredibilmente sono stati salvati dalla polizia. Infatti l’intervento di sgombero non era in regola, ma si sa come vanno queste cose, alla fine sono stati gli occupanti a doversene andare. E così arriviamo alla Villa, uno stabile a due piani dalle condizioni non eccezionali. La sorpresa arriva dal fatto che veniamo accolti da Jessica, una ragazza italiana che conoscevo di nome per essere una cara amica di Giorgia, a sua volta mia amica. Mi ricordavo che Jessica stesse in Belgio, ma non avevo la più pallida idea che fosse coinvolta nell’organizzazione del nostro concerto. Il rituale cena e birre si compie come al solito. Degno di descrizione il cesso del posto. Si tratta di pisciatoio e cagatoio separati, ambedue all’aperto nel giardino, locus amenus purtroppo un po’ trascurato. Il cagatoio è un water dall’altezza improponibile circondato da una rete non troppo spessa (e quindi con degli interni consultabili da chiunque si trovi a passare da lì) e sovrastato da un tenda, comunque alla mercé di ogni genere d’insetto. Il pisciatoio maschile è invece un’opera di avveniristica ingegneria idraulica. Il liquido uretrale va depositato in una sorta di tanica tagliata a metà e posta su di un piedistallo. Tale tanica è inclinata verso il suo angolo superiore destro, in modo tale che tutto il prodotto confluisca verso un tubo costì situato e diretto verso ignoti meandri. Lo sciacquone consiste in un bidone d’acqua sporca adiacente alla "mezza tanica" dal quale si deve attingere con un mestolo. Vibranti miasmi d’Acheronte inebriano le nari, l’aere fosca obnubila il sentire, e insomma c’è un puzzo di piscio non ci si sta. Comunque il mio consueto obolo intestinale l’ho versato in un paio di pub non lontani, mi so adattare ma evidentemente ho dei limiti.
Purtroppo il cambio di sede per il concerto ha generato un po’ di equivoci, la voce incontrollata che il concerto sia stato annullato fa sì che il pubblico sia decisamente meno numeroso rispetto alle aspettative e rispetto soprattutto allo standard locale. Ma per noi può anche andare, siamo abituati a ben di peggio. Dovevano suonare i Visions of War, ma il loro batterista ha un problema con un orecchio quindi suona un loro progetto parallelo di cui purtroppo non ricordo il nome, comunque classico crust con due voci femminili. E’ l’occasione per conoscere un po’ i due membri presenti dei Visions of War (uno di loro ha suonato per un po’ negli Hiatus pare) visto che dovremo suonare altre quattro volte insieme nel corso del tour. Seguono i Disprezzo in condizioni non perfette. Dopo aver aspettato una vita il riallaccio della luce che era inspiegabilmente saltata, offriamo una prestazione senza infamia e senza lode. La gente come al solito (non per vantarsi) apprezza e riusciamo pure a vendere qualche cd. Seguono i Nahende Vernichtung, gruppo belga che conoscevo avendo il loro sette pollici in distribuzione, ma senza averlo mai ascoltato per bene. Una sorta di hatecore che mi ricordava gli Yuppicide (forse per la voce) con qualche influenza crust. Infine i Project Hopeless con un pubblico ancora più scarno, non suonano affatto male, ogni giorno li apprezzo sempre di più. Come al solito con Gabriele e Margherita vinciamo il premio per quelli che vanno a dormire per ultimi. Talmente per ultimi che non troviamo nemmeno più posto nelle camere destinate a noi. Ci adattiamo a dormire in tre sui divanetti della sala concerti in una lunghezza atta ad accogliere però un paio di persone al massimo. Siamo belli storti, ma la stanchezza ha il sopravvento, riusciamo in qualche modo a dormire discretamente nonostante la posizione stile kamasutra misto tetris. Forza, che la mattina dopo ci aspettano quasi quattrocento chilometri.
08-09
La partenza mattutina vede Gabriele alla guida con uno specchietto che immediatamente rischia la completa disintegrazione. Leuven rimarrà nella nostra memoria forse come l’unico posto del tour senza calcino, un evento! Il viaggio è lungo e lo deliziamo a suon di random disco music. Probabilmente i Project Hopeless, oltre a rischiare la nevrosi, si saranno definitivamente convinti che siamo dei cretini!
Guidiamo noi e infatti arriviamo senza alcun problema a Stoccarda all’OBW9, il solito squat legale alla tedesca. Esteriormente si presenta bene, una casetta di mattoni a più piani molto carina, totalmente fuori stile rispetto alle più moderne abitazioni circostanti. Nessuno ci caga minimamente nel posto dove tra l’altro c’è una schiacciante presenza di ragazze. Gli unici che ci rivolgono alcune parole sono degli hardcorini ultra-fashion che abbiamo infamato immediatamente per poi scoprire che sono il gruppo italiano con cui suoneremo quella sera, gli Enliven. In realtà sono di Bolzano quindi magari non si sentono neanche troppo italiani. Il loro look è molto bandana skate-thrash, la speranza di sentire un po’ di roba a-là Suicidal Tendencies è forte. Ci sono pure i Restarts, tipi simpaticissimi di stanza a Londra. Stranamente quando parlano capisco tutti benissimo eccetto il batterista che ha un accento cockney della madonna, assolutamente incomprensibile. Più tardi scoprirò che questo è dovuto al fatto che il chitarrista è canadese e il bassista olandese… speravo invece di essere migliorato io. Tra l’altro indirettamente già conoscevamo i Restarts, durante la nostra vacanza londinese di marzo Gianluca, amico romano che abita a Londra (e soprattutto ex-bassista dei grandi Nailbiter), ci aveva ventilato la possibilità di suonare al Poison Club (ora sgomberato) insieme a loro. Noi non avevamo neanche gli strumenti dietro, ovviamente, essendo semplicemente in vacanza. Alla fine non se ne fece di nulla, ma i Restarts si ricordano ancora di noi.
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L’OBW9, non la vedete ma c’è Margherita vestita da Ape Maia appoggiata ad una finestra |
A questo punto siamo tutti, manca solo qualcuno che ci dica che cazzo fare. Ad un certo punto compare un biondo ossigenato dalla faccia nota, è un tipo che ho visto al festival di Monteparadiso a Pula in Croazia. Ed è anche il capo della serata. Ritmi molto serrati, mentre ceniamo Timo (il biondo, solo omonimo del nostro boss) prepara l’impianto e subito partiamo a suonare per primi. Volevamo suonare per secondi per velocizzare i cambi di palco, visto che i Project Hopeless, che suonano terzi, usano la nostra stessa amplificazione. Ma gli Enliven accampano le classiche scuse assurde per non suonare per primi (devono venire degli amici, ci ho la minestra che si attacca alla pentola, la bambina ha vomitato dal cavalcavia…). Il responso di pubblico alla nostra prestazione è buono, intravedo pure Kelly in giro (chi è Kelly? Nulla a che vedere con la Kelly Family, si tratta dell’uomo di Portland, ex-Resist, che suona in mille gruppi ma nessuno di Portland: Murder Disco Experience, Severed Head of State, Suicide Blitz…). Una ragazzina si prende talmente bene che si vuole comprare il Cd, ma a tre euro invece che a sei. Ovviamente acconsento, ma a quel punto pure la sua amica si fa avanti con la stessa richiesta e non posso certo dire di no. Di fronte a tale bontà d’animo da parte mia pure un loro amico decide di approfittare dell’offerta speciale, ormai mi tocca, ma la Germania non era un paese più ricco dell’Italia? Almeno questi sembrano sinceramente interessati al Cd, in Italia i soldi li chiedono solo per comprare birra o speed! Comunque, come Sabino dei Bellicosi insegna, regalare Cd è una classica tecnica di imbrocco, diciamo che almeno ci sono rientrato delle spese (dell’imbrocco che non ci è stato…).
Gli Enliven non hanno nulla a che spartire con i Suicidal Tendencies a parte qualche visiera rialzata, fanno un metalcore parecchio noioso e dalle mille pose emo, questa roba non fa proprio per me. Concerto valido ma un po’ troppo lungo per i Restarts, pure loro all’ultimo momento hanno fregato i Project Hopeless chiedendogli di suonare prima. Coi Project Hopeless facciamo un po’ di delirio, stagediving in due (Gabriele ed io), proclami in fiorentino e cazzate varie, buon concerto.
A dormire ci mandano in un mega-appartamento all’interno di Stoccarda. La città non l’abbiamo visitata, ma in questa parte è piena di palazzi moderni, non una grande impressione. Non riesco a capire quante persone vivano in questa abitazione. Come al solito il terzetto consueto formato dal sottoscritto, Margherita e Gabriele rimane fino alla fine dei giochi, ma questa volta inanellando anche qualche discorso serio in mezzo alle boiate ed alla birra (che tra l’altro è sempre prodotta nella città nella quale ci troviamo, qui in Germania sì che hanno una cultura della birra!). Alle 5,59 ci mettiamo a dormire, come al solito negli ultimi posti utili rimasti. Alle 6,17 apro gli occhi e mi ritrovo davanti uno sbirro che mi chiede il passaporto!!! Ma cos’è, Scherzi a Parte?!!!? Improvvisamente realizzo che la casa pullula di sbirri entrati col mandato di perquisizione direttamente senza bussare. Ci metto un po’ a capire cosa stia succedendo, la situazione è troppo assurda, ma alla fine mi spiegano. Il sabato successivo in una cittadina a cento chilometri da Stoccarda si terrà una manifestazione nazi completamente legale con tanto di contro-manifestazione (questa invece illegale). Visto che si temono scontri, gli sbirri stanno facendo piazza pulita dei presunti "pericolosi" anti-nazisti e in quella casa pare abiti il presunto autore di un volantino riguardante questa manifestazione. La polizia sta cercando proprio lui e io suppongo che si tratti del tipo che ho incrociato al bagno alle 5,58, per un pelo! Resta incredibile vedere come pure qua la sbirraglia si prodighi tanto per difendere i nazi, una nazione che vuole dimenticare il proprio passato, ma sequestra migliaia di dischi a Skuld Releases perché sopra vi sono delle svastiche con sopra il divieto e "svastica" secondo loro vuol dire comunque apologia del nazismo, l’assurdità più totale!!! I pulotti mangia-crauti sono sempre in casa, ma io ho troppo sonno e mi rimetto a dormire, che se ne vadano a fare in culo!
09-09
La mattina, dopo la colazione, si comincia ad assistere a scene che diventeranno abbastanza consuete: gli svedesi che premono per partire il più presto possibile e noi che ce la prendiamo con calma olimpica degna di un monaco zen. Il risultato è che loro sono sempre lì ad aspettarci ed a metterci fretta. A questo giro i tempi si allungano pure perché c’è da andare a prendere il furgone parcheggiato vari isolati lontano e poi ritornare a prendere Margherita che non ce la fa a camminare per colpa di quella maledetta gamba (possessed to skate!).
Giungiamo alla frontiera svizzera in direzione Biel, ci aspetta il mitico Schrottbar festival! Oddio, mitico… la fama è anche inquietante da un certo punto di vista, tale festival è una meta rinomata per il punkabbestiume di tutta Europa, non il massimo della vita quindi.
Il problema intanto è arrivare, i doganieri svizzeri si confermano una rottura di palle abnorme. Dopo averci controllato anche il buco del culo (in senso figurato intendo, non è scontato infatti dai racconti che ho sentito in giro…) notano la quantità inimmaginabile e fantasmagorica di dischi che portiamo nel furgone e decidono che quindi dobbiamo pagare per entrare in cioccolata-land. Fin qui nulla di nuovo, Timo mi aveva avvertito riguardo il funzionamento della frontiera più spaccaballe dell’europa occidentale: si deve pagare un tot per ogni disco (ovviamente dichiarando un prezzo di vendita molto più basso), cifra che verrà poi restituita all’uscita dal paese meno l’iva sul venduto. Meccanismo contorto ma vagamente comprensibile. Comprensibile anche lo smarrimento dei doganieri che non avevano la più pallida idea di come contare i nostri dischi. Per cominciare ce li fanno togliere tutti dal furgone e mettere in una stanzetta. Provo a proporgli di pesare il tutto e di fare un conto forfettario, ma niente, il capoccia intima al giovane sottoposto di contare solo i dischi ancora incellofanati, opera forse più improba che il contarli tutti e infatti costui fa apertamente finta di contare buttando dei numeri a caso nelle caselline delle categorie cd, lp e musicassette… musicassette?!?!?? Ma se non ne abbiamo neanche una in distribuzione?!? Innanzitutto si tratta di sette pollici, in secondo luogo non sono neanche incellofanati, ma che cazzo ha guardato? Alla fine mi tocca sborsare 555 euro dopo un’ora di questa farsa. I soldi verranno restituiti fino all’ultimo alla frontiera in uscita perché ovviamente nessuna musicassetta verrà venduta, ah ah!!
Stranamente gli svedesi ci portano abbastanza velocemente al posto. Lo Schrottbar è il centro alternativo più vecchio della Svizzera, un curioso stabile cupoloide a forma di tetta. Una volta all’anno viene organizzato questo megafestival, quest’anno di quattro giorni, con svariati gruppi da tutta Europa. Tutto è legale eccetto l’occupazione abusiva del parcheggio antistante, ma la cui squatterizzazione viene tollerata dall’autorità che preferisce evitare casini visto che si tratta solo di pochi giorni all’anno e che comunque il parcheggio viene sempre pulito dagli organizzatori alla fine del festival (punkabbestia sì, svizzeri…pure!). Appena arrivati incontriamo gli Apatia No che non vedevamo dal loro tour in Italia. Julia e Johnny sono sempre simpatici come al solito così come il nuovo batterista Erikson. Ci tartasseranno in continuazione sul nome del gruppo: "Dispresso! Espresso… Di-espresso!!!!!", che gag!
Il capo della serata è il cantante dei Pack, gruppo crust svizzero che sta decisamente facendo furore, tutti ne parlano benissimo. Anche lui è molto simpatico, soprattutto perché ci introduce ad una cena con mille cose da mangiare (compreso il dessert a base di sorbetto al limone con vodka) e ad una stanza contenente le casse di birra: "potete bere quanto volete, nessun problema!". Riuscite ad immaginarvi cosa possa essere una stanza contenente birra per quattro giorni ad un festival pieno di tutti i punk più marci della terra? Tom dei Project Hopeless era senza parole, stava per mettersi a piangere dalla gioia! C’è questo luogo comune che in Scandinavia si beva tanto ed effettivamente delle basi di verità ci sono. Tom stesso ci racconta che bere la sera nel corso della settimana sta un po’ male, ma che il fine settimana la gente si sbronza disastrosamente. E’ anche abbastanza comune che in Svezia la gente si fabbrichi in casa i superalcolici, lui stesso lo fa. E’ però un’attività illegale e questo avviene in una nazione dove gli alcolici sono estremamente cari (non solo per noi con il nostro potere d’acquisto limitato). Paradossi di una nazione dove lo stato ti sostiene se sei disoccupato, ma ti bastona se sgarri anche solo di poco. Ma ritorniamo alle birre che fioccano una dopo l’altra. Siamo lì anche per suonare comunque. Il palco dello Schrottbar è fantascientifico, enorme, con tutte le luci che ti illuminano da tutte la parti, impianto grosso, professionalità ai massimi livelli, penso che non suoneremo mai più in un palco del genere in vita nostra a meno di non cambiare genere e darci al new metal o all’italo-pop stile Laura Pausini per il quale saremmo anche attitudinalmente portati del resto. Gli Apatia No suonano per primi, secondo me non rendono al massimo in un posto così grande che non è nemmeno pienissimo dato il gran numero di metri quadri da riempire con punx ubriachi e non. Comunque a me piacciono, hardcore/punk senza fronzoli alla moda sudamericana. Sta a noi a questo punto e pieni di entusiasmo saliamo sul palcone facendo il nostro ingresso in stile Metallica con l’asciugamano al collo e brandendo una birra verso il cielo, ormai ci siamo convinti di essere al Gods of Metal insieme ad Ozzy e ai Motorhead. L’entusiasmo dura poco, dopo dodici secondi dall’inizio della prima canzone mi prende fuoco l’amplificatore!!! Non vi dico quanti santi ho scomodato, ce n’è stato abbastanza anche per il più umile cherubino, figuriamoci per il principale. Non è la prima volta che mi succede, da quando mi ci hanno messo le mani quei macellai di Elettroshock di Firenze è stato un calvario continuo, ma ora, proprio a pochi giorni dall’inizio del tour, è una disdetta totale! Il finale è inservibile, ma non c’è tempo per disperarsi, ormai la frittata è fatta (da quelli di Elettroshock, disgrazie e calamità a loro e a tutti i discendenti per settantasette generazioni a venire!), i Facedowninshit americani sono molto gentili e mi prestano la loro testata. Il concerto viene bene e gli Apatia No sono i più esaltati, Erikson apprezza particolarmente le pose metal che mi sparo non sapendo forse che per me è un’abitudine. I Project Hopeless triturano come al solito, i Facedownshit hanno troppi amplificatori e il suono non viene un granché, però ci propinano uno stoner ultrapesante che ricorda i Cavity. Finiscono i locali Come’n’Go, un po’ punk, un po’ rock’n’ roll, un po’ lunghi visto che non finiscono più di suonare. I Pack purtroppo non possono suonare, ero curioso di vedermi le star locali. Intanto il numero dei cadaveri continua ad aumentare dentro e fuori, punx collassati in ogni dove, un’ecatombe! Oskar gira senza posa con gli occhi spiritati. Decido di mettermi a dormire nel furgone così la mattina mi potrò alzare presto senza svegliare gli altri per andare a cercare qualcuno che ripari il finale dell’amplificatore (dubito) o che mi venda qualcosa di nuovo. Stefan mi fa compagnia perché pensa che sia pericoloso dormire da soli nel furgone, che gli devo fare?
10-09
Verso le otto e mezza mi tiro su in qualche modo con pochissime ore di sonno sul groppone. Appena apro il furgone fa capolino Oskar che si mette a dormire al posto mio, ma dove è stato fino ad ora? Con questo dubbio che comunque non mi toglie il respiro mi carico in collo l’amplificatore e comincio a camminare verso un posto che si occupa di amplificatori, così almeno sostiene il mixerista dello Schrottbar. Vedo gente che sta dormendo in ogni angolo più impensabile, pure sul tetto, la devastazione! Mi avevano detto che ci volevano dieci minuti a piedi, invece mi tocca sorvolare Biel per circa tre quarti d’ora con l’amplificatore che diventa sempre più pesante ogni metro che faccio. Poco prima che mi cadano le braccia trovo il posto che però non è altro che un’agenzia di spettacoli che fa anche service di impianti e ovviamente lì non riparano amplificatori. Mannaggia al mixerista, ma non c’è problema, appena fuori da Biel mi trovano un tipo che mi può guardare il finale. L’impiegata, comunque gentilissima, lo chiama e fissa. Mi dice che a piedi ci vorranno quindici minuti. Dopo un’ora (!) arrivo in questo villaggio in mezzo alle mucche dove manca solo Heidi con le braccia distrutte e un principio di disidratazione!!! Ma poi dove cazzo sono finito? Non è un negozio, questa è la casa di qualcuno. Entro dentro e c’è questo tipo panzuto e baffuto che pare un mastro birraio, lo impietosisco spiegandogli il mio problema (parla discretamente inglese in ogni caso). Costui ripara ogni genere di cose elettroniche coadiuvato dalla moglie e, mi sa, pure da un vicino di casa. Pura azienda familiare! Apre il finale e si mette a ridere, un po’ perché ci trova dentro un tipo di condensatore che stava cercando da un’ora in tutta la cantina, un po’ perché la piastra coi circuiti è da buttare, completamente carbonizzata. La moglie obesa, che stava soffriggendo qualcosa al piano di sopra, conferma la diagnosi. Che bello! Ho perso dieci chili per nulla con questa marcialonga con amplificatore sul groppone! Ma del resto lo sapevo, è che speravo di trovare qualcosa di nuovo da comprare, ma qui, a parte dei cd di Quincy Jones, non c’è nulla da comprare. Ormai è tardi, devo tornare indietro perché dobbiamo partire per Mannheim, in Germania, e il viaggio sarà lungo. Stavolta prendo l’autobus avendo un’idea purtroppo ormai ben chiara delle distanze in questa città. A mezzogiorno rifaccio il mio ingresso allo Schrottbar e tutti stanno ancora dormendo, Oskar sdraiato nel parcheggio per la cronaca. Mi adagio distrutto nel furgone e dopo la resurrezione di tutti gli altri partiamo per la Germania.
Un viaggio noiosissimo, sarà stata la stanchezza forse. Arriviamo a Mannheim che è già buio senza la possibilità di cercare qualche negozio di strumenti musicali quindi, mi scoccia terribilmente dover chiedere in prestito le cose… Il posto è lo JUZ Piranha, uno Jugend Zentrum, classico posto ben tenuto e soprattutto legale. E questa volta è molto "jugend", l’età media è decisamente bassa. Pian pianino arrivano sempre più persone perché quel giorno Mannheim è stata la meta della cosiddetta "karawane". Sono almeno due anni che si tiene questa manifestazione itinerante nel sud della Germania per la promozione e la difesa di spazi ed attività libertari. Durante ogni tappa si tengono manifestazioni, concerti, workshops, ecc. Nel pomeriggio si era tenuto pure un altro concerto nel centro della città. Lo JUZ è la meta dei viaggiatori anche per la cena ed il dormire oltre che per lo svago serale. Palco professionale pure qua, questa volta da condividere con i Loaded, gruppo street punk/Oi!/ska (sì, tutte ‘ste cose qua). Pare siano abbastanza conosciuti nel loro giro, io non li ho mai nemmeno sentiti nominare, ma i numerosi skin presenti questa sera testimoniano la mia ignoranza. Concerto nella media sia per noi che per i Project Hopeless, la gente non pare interessata un granché a quanto abbiamo da dire, forse non capisce troppo bene la lingua, forse se ne frega semplicemente. Affogheremo i dispiaceri nell’alcool, rum e coca gratis, Gabriele pagherà più di tutti le conseguenze. Ci intrattiene un tipo leggermente in botta con la faccia tutta sporca di cerone, ma capace di cantare delle simpatiche canzoni sbatacchiando le dita su di un pianoforte nascosto in un angolo, decisamente simpatico! Tipi simpatici anche quelli dei Loaded, un po’ strani però, prima del concerto se ne stanno in una specie di camerino a fare esercizi di riscaldamento, e che è, la maratona? Mentre Giulio perde lo striscione dei Disprezzo (quello che si appende dietro la batteria quando si suona, proprio come i gruppi seri), noialtri tre facciamo le sei di mattina, non si capisce come si faccia a passare tutto sto tempo insieme semplicemente sbevazzando e sparando cazzate. Il "locus" adibito al dormire è uno stanzone sotterraneo dove ci saranno già almeno trenta persone quando andremo noi e di cui buona parte sta già russando. Ci buttiamo sui materassi già sapendo che di lì a un’ora e mezza ci dovremo svegliare, ci aspettano ben settecento chilometri per arrivare a destinazione a Saint Etienne, in Francia!
11-09
Risveglio fra i più caotici della storia. Avevo messo la sveglia alle sette e mezza, cosa che guarda caso avevano fatto anche tutti i membri della karawane che dovevano ripartire per la meta successiva. Fatto sta che alle sette e mezza è partito un concerto di musica dodecafonica a base di cellulari, sveglie a carica meccanica, sirene, carillon e allarmi antiaerei, un delirio che invece di svegliarmi mi ha confuso ancora di più. Mi sono trascinato nel furgone e, incosciente, ho lasciato che gli svedesi mi guidassero verso la meta.
Vicino la frontiera con la Francia mi desto, Schengen un paio di palle, alla fine ogni scusa è buona per controllare chi attraversa le frontiere, purtroppo qualcuno ci crede davvero a questa bufala dell’Europa Unita. Una grassona e due imbecilli di doganieri francesi dei quali nessuno parla inglese decidono di allietare la loro noiosa giornata controllando il nostro furgone cercando, penso, droga, armi e corpi stuprati di minorenni scappati da casa. Arrivano addirittura ad aprire il mio barattolino del sale per assaggiarlo!! E’ vero, che scemo che sono, tutti gli spacciatori internazionali tengono la cocaina nei barattolini dei capperi della Coop!! Dovevo pensarci prima di passare mezz’ora al freddo alla frontiera franco-tedesca. Il viaggio prosegue ed a suon di omelette, enfant prodige ed enjambement arriviamo al pub Kany Kaly di Saint Etienne, ridente cittadina francese (che ci avrà da ridere…). Naturalmente arriviamo con grosso anticipo e non c’è ancora nessuno ad aspettarci, meglio così comunque, quei pazzi degli svedesi volevano partire la sera da Mannheim e guidare tutta la notte, chissà che bello sarebbe stato arrivare a mezzogiorno a Saint Etienne senza sapere che cazzo fare. Il mio pensiero va subito ai negozi di strumenti musicali. Becco un giro un quarantenne capellone stempiato con la maglietta di Jimi Hendrix, mi sembra la persona migliore a cui chiedere dove trovare un negozio adatto a me. Il tipo, gentilissimo, si offre addirittura di portarmici in macchina, il posto non è lontano ma è difficile spiegare la locazione esatta. Ci insegnano sempre di non accettare passaggi dagli sconosciuti, ma non mi faccio problemi, purtroppo avvezzo alle avance dei maniaci fiorentini non ho certo paura di questo tipo mingherlino qua. Mi dice che lui va sempre in Thailandia, che là ci sono i funghetti, che Jimi è il migliore, insomma, un fricchettone con la F maiuscola. Mi aspettavo che mi portasse in qualche posto magico dove trovare la meglio roba vintage, valvole del ’66, Marshall reduci da Woodstock, camicine di Joe Cocker, invece in questo buco di negozio di merda non sapevano neanche che cosa fosse un finale. Lasciamo stare, torno a piedi al pub dove spiego cosa era successo agli altri, incuriositi, che mi avevano semplicemente visto andare via in macchina con un tipo.
La situazione è abbastanza inusuale per noi in questo posto, si tratta di un pub come quelli dove si va a prendere una birra la sera, che c’entra con l’hardcore? Incontriamo comunque persone molto cordiali. Conosciamo Sylvain, personaggio carismatico autore della fanzine "Tranzophobia" e che, insieme ad altri, ha organizzato concerti addirittura a Le Tigre. E conosciamo anche Befa, simpaticissimo guaglione che milita in Vomit for Breakfast e Coche Bomba ed è pure di origine polacca! Il personaggio della serata è comunque un megasauro italo-parlante di due metri per centoventi chili che ci vuole offrire in continuazione ed a tutti i costi da bere. E’ un fanatico del calcio, come molti del resto a Saint Etienne, ed infatti pare che varie persone diserteranno la serata proprio a causa di un match della squadra cittadina. Il megasauro si stupisce del fatto che noi non andiamo allo stadio e ci dice che lui conosce varie persone della curva Fiesole della Fiorentina (ma non conosce lo Strizzibar). Tipo strano ma non molesto come tanti altri pazzerelli che si beccano in giro, principalmente a causa di Margherita che li attira come mosche sulla merda (non si contano i mostri che ha imbroccato nel corso del tour!).
Iniziano il concerto i Disagio, da non confondersi con gli omonimi sardi. Questi fanno una roba un po’ Converge, meno tecnica ma con parti di batteria veramente notevoli per inventiva. Seguono i Project Hopeless con non troppo seguito, forse il fatto di avere i pezzi un po’ tutti uguali li frega da questo punto di vista. Con noi la gente sarà invece abbastanza numerosa, perlomeno considerando che il posto è piuttosto piccolo. La sudata è clamorosa, però le persone sono veramente prese bene ed anch’io mi diverto come non mai. Un tipo ci farà i complimenti dicendoci che siamo un gran gruppo metal, mah…. Il tempo di una birra e ci dirigiamo a casa di Sylvain, edificio a più piani ma dall’affitto parecchio basso. Ci spiegano che Saint Etienne è l’unico posto della Francia, eccettuando la zona a nord al confine col Belgio, con una miniera. L’immigrazione è stata quindi notevolmente alta e moltissimi si ritrovano così con parenti italiani (Sylvain stesso), polacchi (Befa, Adamski), algerini, ecc. Ah, chi è Adamski? Un pazzo che abita sopra Sylvain e che abbiamo beccato anche al concerto o, meglio, che ha beccato Margherita come al solito. Il fatto è che la miniera è attualmente chiusa, così la disoccupazione è diventata altissima e gli affitti conseguentemente bassi. La casa di Sylvain si riempie via via di gente, Giulio e gli svedesi vanno subito a dormire. Noto che ci sono poster di concerti ovunque qua, hanno organizzato date a tutti i gruppi del mondo, che sfigati, adesso pure a noi! Verso le tre ci raggiunge una sorta di bimbogigi (che però ha quarant’anni) che ci porta i rinforzi alcolici. Il solito trio conclude la serata battuto solo dai locali, ma dopo 700 chilometri ed il concerto siamo lessi. Fortunatamente ci aspetta un day off e, soprattutto per il sottoscritto, circa undici ore di sonno.
12-09
Il lungo riposo era necessario, la notte è stata allietata solamente da un incubo di Stefan che si è svegliato di soprassalto tirando cose a giro ed urlando. Ci racconterà che ha sognato di guidare il furgone con i freni che si erano rotti, un presagio di sventura?
La giornata viene dedicata alla nullafacenza più totale, per gli svedesi forse anche troppo, penso che si siano visti almeno sei o sette film nel corso della giornata, ormai erano diventati una cosa sola col divano. Mentre loro a cena poi se ne vanno a mangiare una pizza carissima, noi, che abbiamo socializzato maggiormente (a parte che bastava fare una domanda) veniamo indirizzati verso un posto molto più abbordabile. Questa cosa la notano in molti nei posti dove andiamo, gli svedesi vengono visti come molto sulle loro, mentre noi siamo visti come molto più socievoli e con più voglia di divertirsi. C’è decisamente del vero, è troppo facile socializzare solo quando si è ubriachi o alticci come tendenzialmente fanno loro. Comunque ci dirigiamo verso il quartiere nord-africano a mangiare, a velocità ovviamente ridotta dato il malanno alla gamba di Margherita che non la (ci) abbandona. Nella pizzeria incontriamo Befa che, quanto a humour di dubbio livello, è al nostro pari, la sintonia è perfetta. E me ne stupisco, l’ha appena mollato la ragazza, ha la macchina piena delle proprie cose e deve trovare casa al più presto. Ci spiega che la presenza di questo quartiere nord-africano sta a manifestare il fallimento della politica di integrazione francese, che in realtà è sempre stata più che altro una politica di assimilazione. La pizza è mangiabile, l’acqua al gusto di pesca invece fa schifo. A casa restiamo alzati solo fino che non finiscono le birre (Kronenbourg), a quel punto non rimane che andare a dormire.
13-09
Salutiamo il gatto Jean-Claude, il vero padrone della casa, e partiamo verso Besançon. Giulio si accorge ben presto di essersi dimenticato il sacco a pelo a Saint Etienne, e via così, dopo lo striscione continua la serie, e non è ancora finita. Trecento chilometri di sola autostrada, arriviamo diretti senza il minimo problema, alla stazione ci facciamo venire a prendere da Sciscì (non so come si scrive) e da una ragazza (non mi ricordo il nome) e insieme andiamo al Cafè Asylum, situato in pieno centro. C’è un po’ di tempo ancora, ne approfitto per visitare qualche negozio di strumenti, qui almeno trovo un finale in vendita, ma è troppo poco potente per me (sono esigente!). Mi consola il fatto che almeno sanno cosa sia un finale, non è poco. Mi riservo di controllare gli altri negozi la mattina successiva visto che ormai è tardi e stanno chiudendo tutti.
Il pub è carino, l’abbeveraggio è illimitato, e considerato che in posti del genere ci pagano anche bene nasce spontaneo un interrogativo: perché spesso capita invece che nei posti occupati veniamo trattati tutt’altro che con i guanti bianchi? È una vita che suono e di aneddoti in questo senso potrei raccontarne a bizzeffe.
La cena è buona ma poco sostanziosa. E poi perché ai vegetariani danno le patate e ai vegani i cetrioli? Sono vegano, mica induista integralista con ascendenze crudiste-sufiste! Il pub si popola di molti metallari, probabilmente si tratta dell’abituale fauna locale, ma il concerto, nonostante la buona risposta, per quanto ci riguarda sarà uno dei peggiori del tour. L’amplificatore che mi hanno prestato è una merda, si rompe un’altra volta la corda del basso, il ride non suona, manca un fermo dell’asta del crash, il pedale di Gabriele è rotto, e generalmente non suoniamo troppo bene. I Project Hopeless sono invece molto contenti del loro concerto, anche se il suono non era dei migliori. Piucchealtro erano soddisfatti della buona presenza di pubblico in un posto dal metraggio così limitato, un’atmosfera che non ha nulla a che spartire con le grandi venues. Affoghiamo i dispiaceri nell’alcool, soprattutto Oskar che comincia a parlare a vanvera e a raffica, da lì capiamo che è sbronzo. Conosciamo per bene anche Marco, organizzatore materiale della serata e gestore della Kanivo Chaos Records. Lui e Sciscì sono veramente quelli presi meglio per i concerti appena conclusisi Ad un certo veniamo smistati, gli svedesi a casa di Sciscì, noi da Marco. Si va a piedi, e sarà la via crucis di Margherita che, con quella gamba a pezzi, deve farsi più di mezz’ora di cammino, sebbene ci avessero detto che ci avremmo messo pochissimo (siamo forse a Biel?). O forse il posto era veramente vicino, ma a velocità ridotta stile cinquecento in prima ci mettiamo una vita. Scopro intanto che Marco ha un fratello che si chiama Steph che è il chitarrista dei Manor Freaks, gruppo rockabilly/hardcore (il cantante ha una banana in testa che non ha eguali nemmeno in Centro America) che conosco bene in quanto il precedente dicembre li avevamo affiancati coi Groebelar in un concerto in Svizzera, un mondo veramente piccolo! Si ribeve, si rifuma, questi continuano a parlare, ma noi vediamo ormai i fantasmi…
14-09
Come da norma ormai mi sveglio prestissimo per andare a cercare questo benedetto finale, mi accompagna questa volta anche Gabriele che vuole sistemare il pedale della batteria. E come da copione si gira inutilmente, il pedale è molto difficilmente riparabile, del finale per me neanche l’ombra, non pensavo di stare cercando una chimera di tal risma, un’arca perduta dell’elettrotecnica! Lo si fa per necessità, ma è anche l’occasione per visitare la cittadina. Tutto è estremamente curato, le case hanno un’architettura particolare, non saprei descriverla perché sono architettonicamente un’ignorante patentato, userei il generico termine "old school". E’ una città su misura per studente e la gioventù effettivamente impazza in ogni angolo, ma non ho trovato nessun negozio di dischi degno di tal nome!
Torniamo a casa di Marco a prendere gli altri, con Margherita col morale decisamente a terra a causa della sciancatura, meno male c’è Giulio a tenerla un po’ su. Ci becchiamo con i Project Hopeless al pub e tosto partiamo per il Lussemburgo.
Qualcuno penserà: "sicuramente suoneranno a Lussemburgo, la città!", in un buco di nazione almeno la capitale ci spetta!! Invece no, suoniamo in un villaggio sperduto chiamato Belvaux. E il concerto ce l’hanno organizzato dei francesi tra l’altro. Meglio così comunque, la benzina e le sigarette costano meno in Lussemburgo per quanto io non fumi e non abbia nemmeno intenzione di cominciare.
Il Pub Brasserie 911 non diresti mai che ospiterà un concerto hardcore. In mezzo ad un paesino insignificante c’è questo pub che sembra un drugstore americano per camionisti, con tanto di biliardo, freccette e tardona al banco. Lo stesso manifestino del concerto è assurdo, ha una grafica che sarebbe andata bene per i Grateful Dead negli anni sessanta. Oltretutto siamo anche in super anticipo (indovinate chi guidava?). Arrivano infine Julien e Christelle, i capi della serata. Sostanzialmente il pub offre solo lo spazio perché tutto il resto è a carico dei ragazzi, dall’impianto alla cena al dormire per i gruppi. Qualche oltranzista italico obietterà che suonare in un pub non è Do It Yourself, però vedendo lo sbattimento in questione (e aggiungiamo che non abbiamo avuto a che fare con nessuna pratica Siae o come cazzo si chiama in Francia), trovo molto più DIY un concerto del genere dove tutto è veramente autogestito che non mille altre situazioni in posti anche occupati in Italia dove nessuno si occupa di te veramente o dove tutto avviene per inerzia. La lezione è ormai nota, è bene giudicare dai fatti non dai proclami. Piano piano prende forma una sorta di "stage" e nel frattempo una ricca cena prende forma ancora più concreta. La gente non è numerosissima, ma è affamata di dischi. Dietro una distribuzione c’è un tipo che mi saluta e a cui io rispondo cordialmente. Mezz’ora dopo vado a spulciare i suoi dischi e alla mia domanda su come abbia fatto ad avere dei cd degli Unsung (altro mio gruppo) in distribuzione, lui mi risponde che li ha scambiati con me… figura di merda!!! È Phil dei Submerge, senza barba non l’avevo riconosciuto! E’ un tipo estremamente tranquillo, l’avevo conosciuto alla Scintilla a Modena e mi era rimasto simpatico. Abbiamo fatto svariati scambi nel frattempo mantenendoci in contatto. Mi fa piacere che sia venuto apposta facendosi due ore di macchina da solo. Intanto il concerto inizia. Primo a suonare un gruppo tedesco di cui ignoro il nome. Sono però costretto a socializzarci perché devo chiedere in prestito l’amplificatore, scopro così con grande sorpresa che si tratta niente meno che dei Quattro Stagioni (che nome assurdo, è come se un gruppo italiano si chiamasse Pilsener o Gratin)! Infatti il concerto mi era piaciuto parecchio, il loro sette pollici spacca in due, powerviolence a velocità ultra-frenetiche come la scuola tedesca insegna (Stack, Yacoepsae…). I Project Hopeless sono sempre uguali a se stessi, anche noi del resto, ma lo spazio largo dello stanzone mi mette un po’ male, anche l’iiluminazione al neon crea un’atmosfera un po’ malsana da cesso pubblico, ma tutto sommato riesco a divertirmi. Il brutto viene a questo punto, anche se è quello che facciamo tutti i giorni. Bisogna aprire una parentesi. Andare in tour non è stancante come si potrebbe credere. A patto che i rapporti umani fra i partecipanti siano tranquilli, una volta preso il ritmo si va avanti senza troppi stress. Ma lo scaricare e caricare tutti i giorni il furgone, e con la mole di cose che abbiamo noi oltretutto, diventa lo sbattimento più grande. E ricaricare tutto subito dopo il concerto è veramente un disastro, altro che dulcis in fundo. Ma va fatto visto che dormiamo a casa dei capi della serata ad una ventina di chilometri da Belvaux, in Francia. Meno male che a differenza delle altre serate non si è sudato ai soliti livelli monsonici e un paio di dita ancora riesco ad alzarle.
La casa di Julien e Christelle è grande e tutto è disposto in maniera molto precisa, si vede come stiano attenti ai dettagli. Fino ad allora non c’era stata molta comunicazione con loro, perlomeno da parte mia. Ma con una situazione rilassata, fra una birra e l’altra, si intavola una conversazione molto piacevole, le stupidaggini prosperano e alla fine mi rimane un ottimo ricordo di loro, persone decisamente miti, gentili e simpatiche. Gli ultimi ad andare a dormire sono sempre i soliti, ormai è un primato a cui tengo parecchio.
15-09
E’ l’ora di ripartire per la Germania, ormai la nostra seconda patria. Ci dirigiamo verso Essen, città posta nella zona più industrializzata della Germania, la Ruhr. Non sappiamo bene a cosa stiamo andando in contro, nessuno da Essen ha risposto alle mie e-mail, ho trovato l’indirizzo del posto e la mappa basandomi sul nome (Emokeller, cioè cantina emo, un nome che non promette troppo bene) e su di una ricerca in internet, speriamo che il concerto ci sia! Arriviamo all’indirizzo in nostro possesso senza il minimo problema. Il problema è però: dove cazzo siamo finiti? Questa è una chiesa evangelica!!! Non può essere questo il posto giusto. Vuoi vedere che in città ci sono altri posti con lo stesso nome? Facciamo un giro intorno (comica la scenetta di Stefan che entra in un cesso chimico con i suoi connazionali che cominciano immediatamente a prenderlo a sassate, il cesso, non Stefan). Scatta immediatamente la telefonata a Timo che ci conferma invece che il posto è proprio quello. I dubbi più atroci si insinuano a questo punto, dove suoneremo, in un oratorio? Ci saranno i chierichetti? Ci toccherà fare la comunione? Comunque abbiamo molto tempo libero ed è il momento di prendere una decisione. Vado a informarmi se ci sono ospedali vicino e mi faccio dare le indicazioni per arrivare. A questo punto propongo a Margherita la visita al pronto soccorso. Sappiamo in fondo che la gamba duole per uno stiramento, ma visti i down di umore forse è meglio tranquillizzarsi con una diagnosi ufficiale. Partiamo tutti quanti allegramente verso l’ospedale. All’accettazione non ci fanno problemi, dopo quindici minuti di attesa parte la visita. Dopo un’ora (devo ammettere che dopo tutto questo tempo cominciavo un po’ a preoccuparmi) Margherita ritorna con la diagnosi, ovviamente vergata in tedesco: semplice stiramento, e i tempi lunghi di guarigione sono normali. Perlomeno ora siamo sicuri, la rottura di palle resta ma la preoccupazione molto meno, e per di più la visita è stata completamente gratuita.
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Margherita è entrata nella parte dell’emo, Gabriele fortunatamente no |
Giungiamo al posto del concerto col morale finalmente buono, qualcuno degli organizzatori è finalmente arrivato e scopriamo che l’Emokeller non ha nulla a che vedere con la Chiesa Evangelica, è una sorta di asilo su cui capeggia la scritta "emo", ma spesso vi si svolgono concerti. Una volta entrati becchiamo gli svedesi che erano già lì da un po’ (praticamente li avevamo abbandonati a loro insaputa), e ci informano della situazione… forse era meglio l’oratorio! Sono tutti straight edge quindi non si può fumare dentro (fin qui nulla di male a mio parere), non ci sono alcolici e non sono gradite le persone che si ubriacano. E la birra analcolica che hanno fa letteralmente schifo, una sorta di beverone al malto che stucca dopo due sorsi. Tom rimedia subito andando a comprare un cospicuo numero di six-pack e, per farci notare, cercheremo di finirli tutti quanti. Mah, situazione decisamente atipica, eppure il posto con tutta quella moquette è molto carino, ma l’atmosfera è decisamente fredda. Per cena ci viene servita una pizza, o presunta tale. Già mi ero fatto notare precedentemente evidenziando ad alta voce ed in inglese l’incapacità estera di preparare una pizza decente e il tipo che si era risentito ho scoperto dopo essere non solo lo chef, ma anche colui che ci avrebbe ospitato la sera. Tale "pizza" era un denso impasto alto almeno due dita e generalmente crudo con sopra altre tre dita di materiale, oltre alla salsa di pomodoro cito in ordine sparso mais, tofu fritto e salatissimo, zucchine, peperoni, cetrioli, soja, seitan, pannelli di amianto, poliuretano espanso e presine. Ah, e non mettono su nemmeno musica qua, sempre più triste… Dopo un po’ riesco a comunicare con qualcuno. Il posto è un centro giovanile comandato da un vecchio che "concede" il posto anche per altre storie. Nulla a che vedere con l’antistante chiesa evangelica, ma l’atmosfera è più o meno quella da ora di catechismo. Il pubblico è solo in minima parte composto da cruster, ci sono svariate tipe emo tutte uguali, veramente non si riesce a distinguerle. Cominciano a suonare i Doomtown, d-beat potentissimo con un tocco di melodia e con vaghe influenze giapponesi, ottimi. Seguono i Project Hopeless e quindi noi con le nostre idiozie continue sul palco, ci prendiamo sempre di più per il culo mentre suoniamo, ma funziona come tecnica per attirare l’attenzione visto che il pubblico latita decisamente. Finito il concerto subito viene effettuata una approfondita pulizia del posto con tanto di aspirapolvere. A casa del pizzaiolo non ci sentiamo troppo a nostro agio, abbiamo tutti la sensazione che ci controlli, in fondo siamo tutti ubriaconi e casinisti che potrebbero distruggere anche fisicamente la quiete straight-edge della casa ("X" capeggiano ovunque). L’etnologia ci insegna che in genere si tende ad affermare la propria identità solo in maniera contrastiva rispetto alla diversità. Così noi, per nulla orgogliosi della nostra italianità, all’estero ci facciamo gioiosamente notare per la caciara che facciamo, dei perfetti italiani, uniti per di più a degli svedesi che bevono come degli svedesi, il connubio deve aver spaventato il padrone di casa di cui, per la cronaca, continuo a non sapere il nome. Il trio dell’ultima ora vince, e ce ne andiamo a letto usufruendo della peggiore situazione possibile quanto a materassi, un trend ormai.
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I Project Hopeless in azione all’Emokeller |
16-09
In un materasso da una persona insieme a Gabriele, non una situazione delle migliori per dormire, e del resto ho sempre grosse difficoltà a dormire in condizioni in cui non ho libertà di movimento notturno. Aggiungiamo Tom, Giulio e Stefan che russavano a più non posso, il risultato è una nottata di merda. Oltretutto la sveglia suona come al solito presto, questa ricerca di un nuovo finale mi sta troncando le gambe ormai. Devo spezzare una lancia in favore del pizzaiolo che si dimostra molto gentile e mi aiuta in tutti i modi possibili per trovare un negozio. Ma è possibile che in una città enorme come Essen non ci sia un negozio di strumenti musicali decente? Evidentemente è così, ne visito ben tre, uno peggio di quell’altro. Il giorno del sole verrà anche per me prima o poi, speriamo bene… Così assonnatissimo e con i soliti numerosi chilometri mattutini nelle gambe (jogging assolutamente involontario!) prendo posto nel furgone, via verso Hemsbünde.
Hemsbünde non è una città e forse nemmeno un villaggio. Mi risveglio in mezzo alla boscaglia col furgone che sta facendo il suo ingresso nel giardino di una casa. Lungo la strada qualche altra abitazione, e tutto questo è lo scenario del concerto che fra non molto comincerà. E’ una normalissima casa, con una stanza più grande adibita a concert-room e con il salotto adibito a… salotto. La chiamano Punk Rock Kneipe. Ma da dove arrivano i punx? Dalle case vicine? E perché, interrogativo inquietante, in una analoga situazione in Italia la casa sarebbe stata ridotta un merdaio in tre nanosecondi mentre qui è tutto in ordine fino alla fine? Questa è l’ennesima riprova che i punkabbestia italiani sono delle merde o, alternativamente, che gli italiani sono dei punkabbestia di merda. Eppure nessuno che vomita sul tappeto, nessun cane che espleta funzioni corporali primarie sul divano. Comunque anche se è una casa il calcino è immancabile, non si scappa. La camminata mattutina mi appesantisce un po’ le membra, mi abbiocco nel furgone ascoltando Rita Pavone, mi viene a svegliare Giulio cinque minuti prima di cominciare a suonare. Concerto sempre nella media, ormai mettiamo il pilota automatico e si va, anche l’ordine dei pezzi cambia di poco. La poca (tanto per cambiare) gente non manifesta particolari segni di entusiasmo, ma qualcuno che ci fa i complimenti dopo il concerto lo troviamo sempre, punkabbestia o umano che sia. Gli svedesi, che tra l’altro avevano già suonato in questo posto sperduto, non me li guardo, mi adagio sul comodo divano. C’è ancora tempo perché una tipa di nome Katia ingaggi me e Giulio in una inutile partita a freccette. Andiamo a dormire nella stanza di uno dei punk che vive in questa casa, ultrapunk ma anche ultraordinato, dei cd degli Obituary fanno capolino in mezzo ad Exploited e Lost World, death metal is always the law!
17-09
A suon di Marcella Bella e Jo Squillo conduco la truppa ad Hannover, appena cento chilometri di viaggio e senza perdere un metro in giri inutili dentro la città. Siamo più svizzeri degli svedesi! Lo Sturmglocke (solito squat legale) è enorme, ci abitano pure svariate famiglie, vediamo infatti dei bambini scorrazzare allegramente nel cortile. Numerose sembrano le persone coinvolte nella gestione delle attività. In realtà il concerto è stato organizzato da un "concert-group" (così si definiscono) che gestisce in toto la serata nel posto pur essendo al di fuori di esso. Tra l’altro è la prima volta che lo fanno qui allo Sturmglocke. Noi arriviamo puntualissimi (tra le cinque e le sei) senza sapere che gli orari del posto saranno invece molto italiani (pur non essendo torinesi o romani, da record quel compleanno del Torre Maura a Roma dove l’ultimo gruppo ha finito di suonare alle sette di mattina! Gli conveniva andare a dormire e mettere la sveglia presto, tipo quando si va al lavoro!!!). Chiedo subito di un negozio di strumenti e un tipo molto cordialmente si offre di accompagnare me e Tom il quale deve sistemare il basso che da Flensburg dà parecchi problemi. Facciamo il nostro ingresso in questo negozio che sa di assurdo. Tutti quanti, gestori e clienti, sembrano usciti da un disco degli Scorpions, ognuno con capello anni ottanta corto sopra e lungo dietro, baffo d’ordinanza e forse anche stivaletto a punta, ma non ho guardato bene. Tutto ciò mi dà fiducia, questi vecchi hard-rockers mangia-wurstel fanno per me. Le mie aspettative non vanno deluse e per la prima volta non solo trovo un finale in vendita, ma addirittura due! Li provo entrambi e la mia scelta cade su di un Reussengehn (marca tedesca mai sentita prima) del 1988, 100 watt a valvole per canale! E aldilà dei dettagli tecnici sono rimarcabili il frontalino cromato e la custodia pitonata, anni ottanta a manetta come è giusto che sia in questo negozio. La spesa è di 625 euro che anticipo dalla cassa della distribuzione, d’ora in poi sarò ufficialmente povero in canna, ma almeno ho la garanzia per l’amplificatore (tutto scritto rigorosamente in tedesco, imprescindibile!).
Allo Sturmglocke passiamo un sacco di tempo a girarci i pollici, le Becks sono gratis, ma l’effetto stranamente è quello di abbioccarmi anche perché la noia regna sovrana e ci tocca pure suonare per ultimi. Il gruppo che ci affianca oggi si chiama November 13th, crust molto trendy influenzato dai Tragedy, ascoltabile ma non eccitante, eppure durante il soundcheck il batterista si era cimentato in grindate clamorose, perché non si è degnato durante il concerto?
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Giulio osserva con perplessità lo Sturmglocke di Hannover |
Ad un pubblico ormai scarso si aggiunge il fatto che buona parte di esso ha già ecceduto i proprio limiti alcolici. Nulla di memorabile insomma pure oggi anche se il nostro concerto è sempre più cabarettistico. Dopo l’esibizione becchiamo il caso umano del giorno, il tipo sembra uscito dai Guns n’ Roses, però ha 45 anni ed è abbastanza in botta. Questa cosa comincia a darmi un po’ fastidio ormai, le uniche persone che ci danno confidenza, o che approcciano Margherita e noialtri di conseguenza, sono sempre dei bruciati di prima categoria, mai che venga uno lucido a scambiare tranquillamente quattro chiacchiere. Il tipo che ha organizzato la serata è tranquillo ma non molto loquace devo dire, timido forse, ma meglio di nulla. Il posto è in chiusura, lasciamo il piano di sotto per i materassi che al piano di sopra ci accolgono calorosi.
18-09
Siamo un gruppo affiatato e a questo punto del tour ancora non ci siamo strangolati, però spesso tendiamo ad accontentarci di fare casino fra di noi invece di socializzare con la gente del posto. Non è la regola ma spesso accade così. E devo dire che mi sono adeguato di buon grado a questo andazzo che però riconosco non essere esattamente il mio. Da un lato la compagnia è buona, dall’altro suonare tutti i giorni in un posto diverso tende a diventare routinante e purtroppo quindi si tende a guardare alle persone che si incontrano via via come ad un qualcosa di molto volatile. Il grosso rischio alla fine diventa quello di non godersi a fondo i posti. La cosa diventa ancora più difficoltosa data la furia di partire che ogni mattina caratterizza i Project Hopeless, il tempo di vivere il luogo si riduce veramente al lumicino. Aggiungerei che la voglia di baldoria notturna inibisce la voglia di alzarsi la mattina. Giulio a volte ha scelto di andare a letto prima per alzarsi presto e fare un giro oppure semplicemente per riposarsi, personalmente la scelta cadeva più volentieri sulla baldoria, dormire anche due ore (o non dormire proprio) non era un peso, il tempo per riposarsi lo si poteva sempre trovare, ma chissà quando sarebbe ricapitata l’occasione di fare un tour del genere. Col senno di poi direi che avrei potuto cercare di unire meglio la baldoria notturna al visitare i posti, ciò avrebbe richiesto un sacrificio ulteriore delle ore di sonno oppure un po’ meno pigrizia, ma forse avrebbe appagato di più. Del resto mi sembra incredibile come potessi essere così attivo con così poche ore di sonno all’attivo, ma questa è una prova, come se ce ne fosse ulteriore bisogno, che, quando non c’è da lavorare, la stanchezza non uccide. Non credo a conti fatti di potermi lamentare comunque.
Ma ritorniamo agli svedesi col pepe al culo. Il furgone si mette in moto quando noi siamo ancora con gli spazzolini in bocca e con la carta igienica fra le dita. Con fette di pane in mano e i polpastrelli unti di margarina siamo già seduti in direzione Halle/Saale. Ho molte aspettative riguardo la Germania dell’est. Tutti quelli che hanno suonato là mi hanno parlato di un’atmosfera molto più calda ed amichevole rispetto alla parte occidentale del paese, un trattamento magari meno lussuoso ma più appagante dal punto di vista umano.
Halle presenta un’atmosfera diversa dagli altri posti della Germania che fino ad ora abbiamo visto. Molte case abbandonate, un’architettura meno moderna, svariati Trabant in giro (per chi non lo sapesse la macchina saponetta simbolo della Germania dell’Est che fu). Visitando un supermercato ci accorgiamo di come i prezzi siano più bassi così ne approfittiamo per comprare qualche schifezza da mangiare, un po’ il solito lungo tutto il tour: pane morbido, margarina e funghetti sott’olio, e che nessuno mi chieda come siamo arrivati ad assestarci su tale menù perché nemmeno io lo so.
Il Reil 78 è il posto dove suoneremo. In Germania hanno questa limitata fantasia per i nomi dei posti, spessissimo si tratta semplicemente del nome della via e del numero civico. Infatti questa casona dall’architettura così dell’est si trova in Reilstrasse 78. Il posto era stato occupato, ma dopo una settimana gli occupanti avevano accettato un contratto di locazione per 500 euro al mese, non poco considerando in quale parte della krapfenland ci troviamo, ma nemmeno troppo visto che molte persone sono coinvolte nella gestione. Il Reil 78 non è tenuto benissimo, ma è un bel vedere. Purtroppo nonostante sia un sabato pochissima gente si farà viva. Nuovamente la maledizione dei troppi gruppi in tour in Europa? In realtà pare che ci sia un altro concerto in città.
La noia regna sovrana. Il primo gruppo che comincia a suonare lo fa davanti al nulla e del resto non è che meritasse più di tanto. Oddio, gente in gamba, vi milita il batterista degli Audio Kollaps e dei fu-Recharge, uno spilungone di trentotto anni frustrato perché per via del lavoro non riesce a fare tour. E con gli Audio Kollaps le offerte non mancano di certo. Mi chiede come siamo messi noi da questo punto di vista, effettivamente un mese di tour non è poco e la domanda non è scontata. Se a qualcuno può interessare, Giulio lavora a periodi, Gabriele il lavoro vuole invece lasciarlo proprio appena tornato dal tour, Margherita studia, e il sottoscritto facendo solo supplenze a scuola senza un contratto vero e proprio ha le mani piuttosto libere (e le tasche vuote del resto). Qualcuno potrà parlare di situazione privilegiata, io parlerei di vita difficile. Fatto sta che il gruppo di questo tipo è inguardabile, una sorta di street-punk molto ’77 (un po’ alla Vice Squad) con la tipa dello spilungone (anche lei sulla quarantina) che canta ma con una presenza scenica abbastanza goffa, il chitarrista come stile sembra uscito da un gruppo blues-rock da festa dell’Unità, il bassista invece ha proprio pochi sprazzi di lucidità sul palco. Sembra un gruppo di ragazzini alle prime armi, questa l’impressione. Il nome del gruppo? E chi se lo ricorda… Seguono i Julith Krishun, rimastimi impressi più per la bassista molto carina (anche come modi) che per la musica, un emo-violence molto trendy con cantanti che si sparavano le pose più ridicole fra urla, strepiti, rotolamenti in terra e pugni per aria. Finalmente tocca a noi, e sarebbe la noia se non ci fosse un tipo preso benissimo che tenta di fare il karaoke con il foglio dei testi che abitualmente distribuiamo. Gli appioppiamo pure un microfono. L’atmosfera si fa un po’ divertente almeno. Proprio con questo tipo e la sua ragazza socializziamo dopo il concerto, tipi simpatici e non in botta, fa piacere e smentisce la mia riflessione del giorno precedente. I Project Hopeless fanno un concerto buono, ma soprattutto c’è Gabriele che stasera è preso benissimo con gli svedesi dopo averli infamati a giorni interi per i loro modi di fare. Insieme al tipo di cui sopra improvvisiamo moshpit e stagediving. Gabriele soprattutto è sempre più allegro e così gli viene in mente di saltare addosso a Stefan, ovviamente in amicizia, che se ne sta tranquillamente seduto sul divano. Si sfiora l’incidente internazionale! Subito chiamo l’ambasciatore per sedare gli animi, sapendo com’è paranoico Stefan ho temuto il peggio quando l’ho visto con gli occhi sgranati iniettati di sangue!! Fortunatamente si è calmato (grazie all’intervento del console svedese suppongo), ma ho veramente temuto il peggio. Quattro dischi e un po’ di whisky, con Gabriele e Margherita stavolta ci becchiamo una stanzona (le stanzine sono già piene) che in realtà è la palestra. Appena entriamo sorprendiamo un tipo con due tipe che immediatamente si ricompongono e subito vanno via, mi sa che abbiamo interrotto qualcosa di molto importante, suppongo una discussione sui rapporti fra il Nasdaq e le Operette Morali di Leopardi (o la topa, ora non sono sicuro).
19-09
Che colazione! Penso che siamo stati fortunati comunque. Sembra che la domenica abitualmente nel posto preparino una mega-colazione accessibile a tutti. Infatti c’è della gente stranissima, tipo giovani impiegate che non hanno mai visto una situazione del genere ma che paiono apprezzare molto il cibo. Come noi del resto, un bancone pieno di mille cose con tanto di etichette ad indicare di che si tratta, questa è Germania. Però devo dire di non avere visto tutta questa differenza con la parte ovest, la situazione è del tutto analoga, anche il ragazzo che ha organizzato il concerto (che sembrava un sedicenne troppo cresciuto) non si è dimostrato eccessivamente socievole nonostante i miei tentativi di intavolare una conversazione. Avremo comunque ancora modo di sperimentare queste zone. E’ la volta finalmente di partire per la Polonia, la parte di tour che attendevo con più impazienza. Per chi non lo sapesse il sottoscritto è di origine polacca e con numerosi e lunghi trascorsi infantili e adolescenziali in terra di papa.
La dogana con la Polonia sa essere ancora divertente anche se l’era del socialismo reale è ormai finita. Se i francesi hanno assaggiato il sale, i polacchi hanno voluto annusare il mio balsamo per capelli, queste boiate non le facevano neanche ai tempi di Jaruzelski, ma ora che sono entrati in Europa la musica è cambiata. E non è finita qua, il capo-doganiere è stato via quindici minuti per analizzare il tabacco da ciucciare degli svedesi. Mi pare si chiami "snooze" o qualcosa del genere, sono delle piccole bustine come quelle da tè contenenti tabacco ed altre schifezze che si mettono tra labbro e gengiva per essere succhiate. L’odore è nauseante, un misto tra tabacco, tè, alcool denaturato e detersivo per i pavimenti, il doganiere purtroppo non ha sequestrato tutto, non mi sarebbe dispiaciuto devo dire.
Appena passata la frontiera ci fiondiamo in una stazione di servizio a fare gasolio che ovviamente costa meno (ma non poco come un tempo) e a comprare i peggio dolciumi, obnubilati come siamo dai prezzi bassissimi.
La parte est europea del tour è stata organizzata quasi tutta da me e il concerto odierno di Leszno è stato fissato al volo via sms quando già eravamo in viaggio. Questa cittadina è situata fra Poznan e Wroclaw, e abbiamo deciso di allungare leggermente la strada passando da Wroclaw perché sulla cartina risulta che sia perlopiù autostrada. Purtroppo la cartina non segnala che su tale autostrada sono in corso dei lunghissimi lavori che hanno dimezzato la carreggiata rendendo impossibili i sorpassi. Per non parlare dell’asfalto più accidentato della storia identico a quella della peristaltica autostrada techno a Gliwice (un asfalto risalente all’epoca nazista; il nomignolo dell’autostrada deriva dal gran numero di buche che rendono il viaggio un continuo tum-tum-tum….). Ne deriverà un viaggio snervante di quasi otto ore e anche la mia esaltazione per essere nuovamente in Polonia dopo quasi due anni (l’ultima volta è stata col tour est-europeo dei Groebelar) viene messa a dura prova. Arrivati a Leszno ci facciamo venire a prendere e finalmente arriviamo al pub dove dobbiamo suonare. Mangiamo immediatamente degli spaghetti al ragù di soia (prima volta che ci cucinano la pasta in tour… giusto in Polonia), montiamo il palco e facciamo suonare per primi i Peacemaker. In questo gruppo militano un paio di tipi di Rawicz che avevo conosciuto appunto due anni prima e che ci hanno dato una buona mano nell’organizzazione di queste date polacche. La musica non è proprio esaltante, un metalcore con ascendenze straight edge (sebbene loro bevano di brutto!), ma abbastanza grezzo. I tipi erano comunque contentissimi di suonare con i nostri amplificatoroni. Dopo i Project Hopeless suoniamo noi e il successo è assicurato dalle spiegazioni in polacco (un polacco un po’ come veniva veniva, sono parecchio arrugginito con la lingua). Si evidenzia un lottatore di violent dancing che effettua mosse da capogiro probabilmente ispirate alla Divina Scuola di Hokuto, involontariamente ci ha fatto crepare dalle risate. Intanto delle ragazzine sicuramente minorenni ci guardano incuriosite. In posti piccoli del genere il fatto che arrivino dei gruppi stranieri a suonare è sempre un avvenimento, poi gli italiani godono di buona fama in Polonia. Nel dopo concerto approfondisco la conoscenza di Mixer, che ha in gran parte organizzato la serata, di Burek, un suo amico, del padrone del posto e di Hania, gran bella ragazza insieme alla quale mi cimenterò in delle grandi partite a calcino. Ormai ho capito, il calcino è stato inventato per imbroccare, per quello tutti giocano sempre. Queste partite sono inframmezzate da delle grandi bevute di vodka a cui, in piena tradizione polacca, si uniscono gli "ogurki kisione". Sono cetrioli "inaciditi" sotto sale, acqua e varie erbette aromatiche fra cui spicca l’aneto. Sono diversi dai cetrioli marinati, una ricetta tutta polacca, un sapore tutto particolare che tradizionalmente accompagna la vodka liscia. Margherita è schifata da questi cetrioli, ma è l’unica che mi tiene testa nella socializzazione, gli altri sono tutti collassati un po’ ovunque. Devo ammettere che nell’esaltazione della conversazione non me ne sono curato troppo, a parte quando ho dovuto raccogliere da terra Gabriele che nel suo delirio era cascato dal divanetto. Hania mi sta molto simpatica, Burek fa un po’ il filo a Margherita, e mentre i cetrioli e la vodka scorrono Giulio comincia a sclerare che vuole andare a dormire. Purtroppo non c’è una destinazione precisa da questo punto di vista, se dormiamo nel locale dobbiamo alzarci alle sette perché il padrone deve andare via. Allora decidiamo di andare a dormire nella casa in costruzione di Burek. La cosa non era prevista, così ci troviamo a dover dormire in mezzo alla polvere bianca dei muri che regna ovunque (a parte gli svedesi che si sono subito accaparrati l’unica stanzetta vivibile). Viene coinvolta anche la madre di Burek (sono le cinque di mattina, guardate bene!) nonostante le mie proteste, si impegna a bloccare i lavori degli operai per il giorno successivo e si agita in tutte le maniere per farci stare comodi, ma ormai ci siamo sistemati alla bene e meglio. Rimango alzato ancora un po’ a chiacchierare con Mixer e Burek e poi me ne vado a dormire nella polvere, vabbè, meglio che nulla…
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Non è la Nazionale al Mundial: Disprezzo, Project Hopeless e Peacemaker a Leszno |
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Margherita, Borys, Hania e la wodka |
20-09
Purtroppo gli operai della casa accanto, pure quella in costruzione, non erano stati bloccati quindi il sonno è stato molto poco tranquillo. La mattina si scatena l’ospitalità alla polacca, si mobilitano Hania, la madre e la sorella di Burek (Asia) e, facendo un gran chiasso, ci fanno trovare la colazione. E’ tutto un continuo assicurarsi se stiamo bene, se abbiamo fame, se abbiamo sete, non si fa in tempo a pulirsi la bocca con la mano che subito tutti vanno in agitazione per trovarci un tovagliolo. Personalmente è un tipo di ospitalità che ben conosco e per quanto possa essere stressante non mi dà fastidio, anzi, trovo incredibile che gente che neanche ci conosce si impegni così a fondo per noi, rimango senza parole. Tutti gli altri non sembrano della mia stessa opinione e noto una certa supponenza dilagante rispetto a questo tipo di ospitalità un po’ invadente, affari loro che non sanno apprezzare, a me si stringe solamente il cuore. Addirittura veniamo "costretti" ad aspettare il ritorno della sorellina piccola da scuola per fare una foto insieme e per scriverle una dedica da mostrare agli amici. Ripeto, è un avvenimento la presenza di così tanti stranieri, quasi una cosa di cui vantarsi col vicinato, ma questo tipo di ospitalità è comunque disinteressata, lo posso affermare con sicurezza conoscendo la realtà polacca. Sono persone realmente contente di ospitarci, ci fanno altre foto, ci regalano cose e ci invitano a tornare a dormire la sera successiva quando suoneremo a Rawicz che dista solo trenta chilometri. Nessuno sprizza entusiasmo, ma un po’ che ci promettono di sistemare la casa per noi, un po’ che informo le truppe della situazione non proprio ideale in cui avremmo dovuto dormire a Rawicz (un pavimento freddo), e alla fine tutti si convincono.
Si parte per Walbrzych passando nuovamente da Wroclaw dove regna un traffico inimmaginabile. Il viaggio sarebbe di appena circa 160 chilometri, ma sembra non finire mai, e siamo già in ritardo sulla tabella di marcia. Arriviamo a Walbrzych e cominciamo a seguire le indicazioni per arrivare al Whiskey Pub. Ad un certo punto, accorgendoci che siamo nei paraggi, rallentiamo per fermarci, ed improvvisamente una sorta di camionista macedone fa irruzione nel furgone intimandoci di andare velocemente a dritto e poi girare subito a destra, senza aggiungere altro. Noi siamo basiti, ma chi cazzo è questo??!?!! Alla mia domanda si presenta come Sawa. Figurati! È il tipo che ha organizzato la data, lo conosco da anni via e-mail, ma non mi aspettavo certo di conoscerlo di persona in maniera così rocambolesca. Il fatto è che siamo proprio in ritardo, peccato siano appena le 17,45! Sawa ci spiega che suoneremo in un pub da poco in funzione dove nessun impianto è a norma, quindi il concerto deve cominciare e finire presto e mantenere un certo alone di segretezza per evitare problemi. Dobbiamo scaricare tutte le cose al volo, ma nel frattempo incontro Wojtek, il tipo che aveva ospitato i Groebelar nella stessa città e che ancora si ricordava dei nostri continui deliri verbali, un pazzo! La cena è costituita da un’insalata di riso non troppo saporita ed alle sette in punto cominciamo a suonare. Le persone sono poche e tutte sedute lontano, pare che guardino Mtv. Solo due matti pogano da soli per un po’. Un concerto quindi molto poco stimolante. Tutti quanti nuovamente si prendono un po’ male, personalmente apprezzo tantissimo che questi ragazzi si siano sbattuti così tanto preparando un posto per suonare che fino a quattro ore prima era addirittura inagibile. Sarò io che voglio sempre trovare un lato positivo, sarò di parte, ma queste cose mi tirano su il morale, e anche se la situazione non è certo esaltante riesco a prendermi mille volte meglio che in tanti posti dall’organizzazione migliore ma dall’umanità carente, ma sto rischiando di ripetere cose già dette. Un’adolescente cerca di imbroccare Giulio, gli chiede l’autografo, ma alla fine gli chiede pure ripetutamente soldi per comprare birra, chissà che idea hanno di noi, forse ci credono dei magnati della pizza. Ultimi a suonare stasera i Peacemaker, e riconfermano le impressioni del giorno precedente. Per dormire andiamo tutti a casa di un tipo un po’ tamarro, un po’ casinista e un po’ ubriaco, ci danno da mangiare quello che hanno e ci ritroviamo a dormire stretti (gli svedesi si sono già accaparrati i posti buoni in una cameretta, aridaje) e con il tipo che russa a dei volumi strepitosi (così come il suo cane), una nottata non stupefacente.
21-09
Furia cieca svedese! Si fa colazione a casa di Wojtek e poi me ne vado al supermercato a comprare un po’ di robe di soia (budini, patè, bistecchine…) che qua non costano veramente nulla (o meglio, per noi non costano nulla, per i polacchi sono ovviamente cose abbastanza care). Faccio a malapena in tempo a salutare Wojtek che i Project Hopeless sono già sul furgone ad aspettare, Tom è influenzato e di cattivo umore e nonostante il viaggio sia breve siamo costretti a partire subito perché loro non vogliono fare tardi. Il tempo non è dei migliori. Oskar si lamenta della Polonia anche in termini di soldi visto che qua non ne becchiamo certo tanti. In realtà a conti fatti da questo punto di vista siamo stati trattati peggio in altri posti, ma ormai il trend è partito, tutti a lamentarsi, che palle! Poi sarà che sarò suscettibile quando mi si tocca la Polonia, sebbene quando ci sia da criticarla veramente sono sempre il primo, ma questi atteggiamenti poco costruttivi mi stanno antipatici.
Arriviamo a Rawicz prestissimo ovviamente (naturalmente siamo passati da Wroclaw, e tre!), il Pub 2000 fortunatamente è aperto, ma abbiamo qualche ora senza nulla da fare, a Margherita la gamba fa ancora male così decidiamo di stare nel pub a mangiare le nostre scorte, visto che tra l’altro non abbiamo informazioni sulla cena ventura. Il padrone del bar è una vecchia conoscenza. Due anni prima coi Groebelar, nonostante il genere poco fruibile (powerviolence/grind), abbiamo fatto furore (è il solito discorso del fascino del gruppo estero in una piccola cittadina), tutti si ricordano ancora, compresa Gosia, conosciuta quella sera e con cui ancora sono in contatto, e le sue amiche. Un posto a cui sono affezionato insomma. Oggi è un martedì, coi Groebelar suonammo di sabato quindi non ci dobbiamo aspettare le solite scene di fanatismo dato che l’affluenza sarà sicuramente più scarna, ma sono comunque contento di essere nuovamente qui in un ambiente che conosco e che apprezzo. Arrivano i ragazzi dei Peacemaker con l’impianto e infine anche la cena… un po’ strana devo dire… ma in questa pasta c’è carne!!! Il cuoco ci dice che pensava che non mangiassimo carne, ma a Leszno due sere prima ci ha visti che mangiavamo degli spaghetti al ragù di carne, quindi ha pensato bene di preparaci una cena carnivora! Rimaniamo di stucco, ci siamo mangiati la carne? Come è possibile? È strano, dopo tutti questi anni di veganesimo/vegetarianesimo penso che ce ne saremmo accorti, Oskar poi sostiene di aver chiesto prima di mangiare questi famigerati spaghetti. Non so, spero sia stato tutto un equivoco. Dico al tipo che mi dispiace ma che non mangeremo la cena preparata. L’ospitalità polacca fa nuovamente capolino e questo ragazzo se ne torna a casa a cucinare nonostante le mie assicurazioni che non avevamo fame perché avevamo tutti mangiato comunque qualcosa. Dopo un po’ ritorna con cibo vegano fra cui delle bistecchine di soia impanate veramente fantastiche! Nel frattempo arrivano le mie amiche. Non vedevo Gosia da due anni, è incredibile come si riesca a mantenere vivo un rapporto di amicizia solo attraverso e-mail e sms! Dopo una lunga chiacchierata arriva il momento dell’inizio del concerto. Mi perdo il gruppo metal locale a favore di un po’ di socializzazione con la moglie ubriaca (dato che ho rinunciato alla botte piena ma non alla botta piena!). La serata è dedicata al batterista dei Brotherhood che ha avuto un brutto incidente d’auto, infatti il gruppo stasera non suona. Come previsto non c’è tanta gente, ma i pochi presenti sono molto felici della nostra esibizione. Una tipa addirittura si sente male con giramenti di testa e nausea a causa dell’eccessivo headbanging, questa sì che è fedeltà al metallo pesante, a costo di giocarsi la cervicale la testa non deve smettere di agitarsi!! Il tempo di qualche birra e di due partite a biliardo con Gosia (in cui evidenzio la mia mediocrità) che partiamo subito per Leszno, è quasi mezzanotte e visto che ci stanno aspettando sarebbe carino non fare troppo tardi. Con un po’ di difficoltà ritroviamo la casa in costruzione di Burek dove ci accoglie un’atmosfera tutta diversa rispetto alla volta precedente. La polvere non c'è più, il caminetto è acceso, la tavola è imbandita, sono stupefatto! A costo di ammazzarmi non posso non onorare tutto questo sbattimento solo per noi, sono ore che ci stanno aspettando, Mixer, Burek, Hania, Asia e altri due tipi che non conosco. Gli altri non la pensano come me e vanno tutti subito a dormire, Margherita rimane e verrà ubriacata di chiacchiere da Asia e Burek. Io amabilmente chiacchiero con Hania e con Mixer e mi riempio di vodka. Eppure questo metodo di accompagnare la vodka liscia con i cetrioli attenua gli effetti dell’alcool, anche avendo ecceduto i miei limiti non mi posso ritenere veramente ubriaco. Una serata fra le più piacevoli del tour e che si estende fino alle sei di mattina.
22-09
Si decide di partire presto in modo da avere il tempo di fare un giro per Wroclaw, dopo esserci passati per tre volte in tre giorni è arrivato il giorno di suonarci proprio. Wroclaw è la città di mia madre, ci ho passato innumerevoli estati e potervi suonare ha il sapore vago di un piacevole deja-vù .
La prima meta della giornata è la casa del mio carissimo amico Radek. Ci conosciamo da una vita, è proprio lui che mi ha iniziato al punk nell’ormai remoto 1991. Le nostri madri hanno fatto le elementari insieme tanto per capirci riguardo l’amichevolezza che contorna la situazione. Non lo vedo da due anni e mi fa un piacere enorme incontrarlo di nuovo, tra l’altro a casa sua dove ho passato mille pomeriggi in gioventù. Purtroppo non capitiamo proprio bene, Radek il giorno dopo si trasferisce per sei mesi in un’altra città per lavorare, si deve alzare alle cinque di mattina il giorno successivo e ha mille cose da fare, purtroppo non potrà nemmeno venire al concerto. Eppure anche lui ha trovato il tempo per prepararci da mangiare e da bere. Ci dobbiamo salutare dopo pochissimo perché gli svedesi premono per visitare la città, Tom il giorno prima mi ha fatto tutto un discorso riguardo il fatto che non si riesce mai a visitare i posti, beh, se dal suo punto di vista potrebbe essere colpa della nostra lentezza mattutina è anche vero che potrebbe essere parimenti incolpata la loro furia, nulla vieta di alzarsi prima la mattina per farsi una passeggiata.
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In Polonia si bevono strane cose |
Wroclaw ormai è cambiata tantissimo negli ultimi cinque anni, il centro si è molto ripulito ed occidentalizzato in funzione dei molti turisti, in particolare tedeschi. I negozi sono gli stessi che troviamo in qualsiasi paese occidentale e pure i prezzi si sono in gran parte adeguati. Non si sa come faccia la gente a sopravvivere visto che gli stipendi si sono tutt’altro che adeguati. Ognuno in libera uscita effettua i propri acquisti. Fa una impressione strana ripercorrere a distanza di anni quelle strade che conosco così bene. Avevamo fissato con gli svedesi alle 16,30/17 al parcheggio del furgone (pagato tra l’altro di tasca mia fino alle 17) e appena ci arriviamo mi debbo sorbire una super paranoia di Tom (con un occhio lucido influenzato un po’ inquietante) sul fatto che siamo in ritardo (sono le 16,55!), che è una mancanza di rispetto per la gente che organizza i concerti e bla bla bla. Gli dico che forse loro avevano capito male l’orario e concludo lì la discussione. Alle 17,15 (visto che conosco un po’ la città non abbiamo problemi) arriviamo sul posto quando l’orario stabilito diceva di arrivare entro le 17, non capisco che problemi abbiano questi svedesi, ma lo capirò qualche giorno dopo.
Il Centrum Reanimacji Kultury (Centro di Rianimazione della Cultura) è un posto legale legato alla rete alternativa della città, ma è abitato illegalmente non essendo a norma. Del resto Wroclaw, che è una fra le città più grandi della Polonia, è un po’ il centro del movimento delle occupazioni nella nazione e il posto dove suoneremo più tardi è proprio uno squat illegale in tutto e per tutto. Il Centrum sarà per noi luogo di incontro e ristoro solamente (cibo e dormire insomma). Qui incontriamo Hubert, il capo della serata! Arriviamo che la cena è quasi pronta, patate, fagiolini e bigos, una zuppa con vari tipi di cavolo tipica della Polonia. Gli svedesi entrano per uscire immediatamente, mi tocca andare due volte a chiamarli per dir loro che è l’ora di mangiare, come Hubert mi dirà in seguito danno sempre l’impressione di essere poco socievoli, e poi rompono le scatole a me sul rispetto per chi organizza i concerti! Ci dirigiamo quindi allo squat, "u Kromera", dove avverrà il concerto: Disprezzo, Project Hopeless, i No Rest brasiliani (che incontreremo più volte nei giorni successivi) e i Non-Conforme di Barcellona. Il posto è occupato da quattro anni, ma due anni fa è stato sgomberato illegalmente (ebbene sì, senza l’assenso del proprietario) e con estrema violenza. La gente veniva portata fuori con la faccia insanguinata ed ai giornalisti accorsi gli sbirri dicevano di stare tranquilli perché si trattava solo di vernice rossa visto che gli occupanti erano degli artisti! Incredibile… D’altra parte cosa aspettarsi da un paese in cui è illegale bere alcolici per strada (Oskar si è infatti beccato una multa nel pomeriggio) e dove per mezzo grammo d’erba si finisce dietro le sbarre per un anno. Questo è vero Occidente democratico!! Comunque il posto è stato rioccupato ben presto ed alla presenza dei giornalisti stessi, prassi un po’ strana agli occhi italiani (ma non a quelli di una qualche Disobbediente superstar), ma che ha garantito una buona pubblicità al posto ed una certa tranquillità. Però l’evento di stasera ha smosso parecchie persone, persino la polizia segreta sta girando intorno allo squat (ah, gli anarchici! Paese che vai repressione che trovi!) e chiunque entri nel posto stasera deve subire all’ingresso il controllo dei documenti da parte degli sbirri, altro che socialismo reale, mi sento proprio a casa in Italia! La tensione è alta e il concerto è meglio che finisca il più presto possibile. Per questo siamo costretti a suonare appena quindici minuti. Pace, perlomeno vedo che suonare in un posto più affine a quelli frequentati in Italia ha reso il lato italiano delle truppe più sereno. Gli spagnoli non me li vedo, troppo caldo e troppo fumo, curioso però notare come la cantante fosse di Palermo, il bassista polacco, il batterista brasiliano e il solo chitarrista spagnolo. Chiudono i No Rest brasiliani. Questa sera non abbiamo modo di parlarci un granché, ma tanto li rivedremo. Sappiamo che sono arrivati dall’Estonia. La settimana prima hanno avuto un bruttissimo incidente, il chitarrista ha un braccio rotto e infatti suona le parti di basso su di una tastiera, mentre il bassista, un tipo finlandese, è passato alla chitarra. La cantante e il batterista sono sani e salvi, ma il furgone si è distrutto, così se ne sono comprati un altro proprio in Estonia ad appena 2000 euro, mica male, no? Il suono è veramente brutto stasera, poi questa tastiera è orribile e non riesco a godermeli appieno. Intanto Gosia e le sue amiche sono arrivate da Rawicz. Anche questa volta non riusciamo a passare molto tempo insieme, il loro treno incombe, ma convinco Gosia a passare la notte con noi. Torniamo tutti quanti al Centrum e dopo uno spuntino la serata rimane in mano ad Hubert, Paulo (il "tastierista" dei No Rest), Gosia, Margherita ed il sottoscritto, prima Giulio poi Gabriele abbandonano il terreno di battaglia. Gli svedesi erano a dormire già da un po’. E si va avanti facendo jam session di chitarra classica con dei blues improvvisati bevendo spirito fatto in casa donatoci dai ragazzi di Leszno (96 gradi in origine, allungato con acqua fino a farlo arrivare a 40 gradi), ed infine ascoltando pop polacco degli anni ottanta (i Kombi su tutti!). Hubert è una persona veramente in gamba e con tanti interessi, mi fa un’ottima impressione. Lo stesso dicasi per Paulo, un personaggio simpaticissimo che tiene alto il morale della serata con una verve non indifferente. Gosia non sta troppo bene, ma resiste al mare di cazzate. Alle 5,30 si va a dormire, il sonno è ormai solo un optional pare…
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Il cortile del Centrum |
23-09
Il tempo è grigio, dopo colazione, un po’ in ritardo sul programma, saluto Gosia ed Hubert e si riparte, bisogna lasciare la wodka-land e muovere nuovamente verso la Germania, Lipsia per la precisione. Ci porteremo per ricordo circa due tonnellate di patè di soia di tutti i gusti che diventerà il cibo ufficiale del tour.
Tom è acidissimo, continua a farmi paranoie sul fatto che ci devono sempre aspettare, che bisogna partire con molto anticipo per evitare ritardi, speriamo che guarisca presto perché sta diventando pesante! Devo dire che un certo nervosismo sta serpeggiando sempre di più.
Ci hanno dato delle indicazioni sbagliate, ma arriviamo infine al G16 (Gieserstrasse 16 è l’indirizzo, visto che fantasia?!), un posto enorme situato nella capitale del crust germanico, siamo a Lipsia, la sede del mitico Zoro!!! E’ uno squat legale enorme, da perderci la testa. Appena arriviamo incontriamo Steve ed i Visions of War, gruppo belga ex-di qui ed ex-di là, persone in gamba in ogni caso. Steve è il gigante buono con la voce di Barry White, ci ha due mani enormi che ci si potrebbero infornare le pizze. E’ un personaggio molto intelligente, fa delle osservazioni molto interessanti sui nostri testi, capita raramente di incontrare sensibilità in questo senso. Il batterista è una sagoma, la calvizie è incipiente ma la capacità di sbronzarsi intatta con conseguente dose massiccia di assurdità proferite. Suoneremo con loro i successivi quattro concerti, niente male. Andiamo tutti a mangiare in una sorta di bar autogestito vicino il G16, fantastico, le poltrone sono sedili di furgone, giusto per non perdere l’abitudine, come se ci passassimo poche ore chiusi in quel furgone inventandoci le posizioni più assurde per riuscire a chiudere occhio dieci minuti, una sorta di kamasutra del sonno. Incontro Lenin, fu bassista dei Crudos che ora gestisce un negozio di dischi allo Zoro oltre a lavorare normalmente. Doveva prendere un po’ dischi proprio per il negozio. Lenin parla italiano niente male grazie ad un periodo vissuto a Pavia a casa di Mila (per i profani il mio socio nella gestione di distribuzione ed etichetta), certo che fra tutti i bei posti che ci sono in Italia doveva scegliere proprio la città di Max Pezzali… I Visions of War cominciano a suonare offrendoci un crust senza fronzoli come andava di moda un po’ di anni fa, doppia voce, doppia chitarra, un salto nel passato. La gente tanto per cambiare è ridotta ai minimi termini, ma pare che al G16 negli ultimi tempi ci sia un concerto ogni giorno, c’è poco da fare quindi, troppa scelta! Ormai procediamo obbedendo al primo principio della dinamica, l’unica variabile è il momento in cui Gabriele perderà le bacchette mentre suona, potremmo suonare anche sbronzi fino all’inverosimile e non sbaglieremmo nulla. Lo stesso vale per i Project Hopeless, ormai riesco a canticchiare le loro canzoni e generalmente li importuniamo urlandogli brutte parole in svedese mentre sono sul palco. Per ultimi suonano degli spagnoli assurdi, si definiscono ska-metal-punk, ed incredibilmente la definizione calza, un chitarrista sembra uscito da un gruppo crust, l’altro chitarrista da un gruppo ska fighetto, il bassista si spara delle pose metal assurde che neanche negli Helloween e fa pure gli assoli, un mix pessimo e sparato a volumi assurdi. Della nostra crew solo Oskar apprezza e non capiamo assolutamente perché. Oddio, a volte nel furgone ascolta certi cd su cui è meglio stendere un velo pietoso. Magari gli svedesi pensano lo stesso di noi che ci ascoltiamo Sabrina Salerno e Gianni Morandi. Caso più unico che raro, una tipa mi imbrocca! In realtà mi abborda dandomi un calcio chiedendomi una cartina. E’ una spagnola di nome Mirella che vive a Lipsia e che è venuta al concerto solo perché ha visto che suonava questo gruppo ska-metal-punk di Barcellona come lei. La sua sbronza sale velocemente, non riesce a non parlarmi in tedesco e si crea una conversazione assurda con lei che mi parla in tedesco e io che le rispondo in spagnolo. Si badi bene che io non parlo nessuna delle due lingue. Ad un certo punto addirittura comincio a parlarle io in tedesco. Penso di aver capito al massimo il 12% di quello di cui abbiamo parlato, ma tutto filava liscio.
24-09
Dopo aver passato la notte insieme (senza aver fatto nulla di particolare, cari i miei lettori alla ricerca di particolari scabrosi!), giunta la mattina Mirella mi saluta perché deve partire per Berlino. Non mi chiede nemmeno il numero di telefono, sedotto ed abbandonato questo povero ragazzo il giorno del suo compleanno (ieri). Meno male che per la notte avevo rimediato in giro un paio di coperte, il freddo non era indifferente ed il mio sacco a pelo era sperso chissà dove. Per la fiera delle dimenticanze Margherita, che aveva perso il sacco a pelo un paio di giorni prima, qua ne trova uno abbandonato, idem Giulio, un po’ di fortuna ogni tanto non guasta. Anche perché Giulio si scorderà qua a Lipsia la sua distribuzione!
Di nuovo gli svedesi premono per una partenza iperveloce. Mi sarebbe piaciuto visitare lo Zoro ed il negozio di Lenin, ma Dresda ci chiama (li chiama!). Dopo un viaggio non troppo lungo arriviamo nel pomeriggio presto al posto, la Chemiefabrik, situato in una zona dove nemmeno merita farsi una passeggiata, tempo perso insomma. Ci informano che il concerto è stato spostato in un centro giovanile, o qualcosa del genere. Vi ricordate che a Flensburg all’Hafermarkt non potevano scrivere "concerto" sul manifesto dei concerti? Qui invece l’hanno in qualche modo scritto su Internet e visto che si prospettano casini tutto è stato spostato in via preventiva. Ci troviamo in una sorta di pub dove non sanno nemmeno che devono suonare pure i Visions of War (al momento ancora dispersi in mezzo alle nebbie). In mezzo alla noia più atroce veniamo a sapere che in città la stessa sera ci sono altri concerti di cui uno addirittura con un gruppo crust. Assurdità che avvengono solo in Germania, a Firenze è già tanto se si trova un posto dove non ti spellino per un birra piccola! Ad un certo punto ci troviamo davanti nientepopodimenoche: Peters, il tipo che ci ha affittato il furgone! Guarda caso è in tour con il suo gruppo, i Turbostaadt, e quella sera suona proprio a Dresda. E’ venuto a sincerarsi delle condizioni del furgone, anche se lui dice che è qua per salutarci. Addirittura arriva a dirmi che ogni volta che gli squilla il cellulare ha paura che siamo noi che gli dobbiamo dare brutte notizie, paranoia pura! Ne approfittiamo per dargli 1.500 dei 2.100 euro che gli dovremo a fine tour, non è molto salutare portarsi dietro una cifra del genere.
Alla fine un po’ di gente arriva, ma fino a mezz’ora prima dell’inizio c’erano ancora sei persone in tutto il locale. I Visions of War fanno un concerto decisamente migliore della sera precedente, Gabriele è il più contento di tutti. Sono bravi, ma un po’ monotoni a mio parere. Dopo i Project sta a noi e mettiamo in atto uno dei concerti più cabarettistici del tour, un non stop di stronzate ("hello san franciscoooo, do you wanna roooock???!?!??") grazie anche ad un’ottima risposta da parte del pubblico in questo senso, soprattutto da parte di Ronny degli Idiot Savant che venti minuti prima mi aveva rovesciato una birra addosso. Proprio lui era fuggito inorridito dal posto dove suonavano i Turbostaadt per venire a vedere il nostro concerto. Una corda del basso di Margherita intanto ci lascia la pelle e il tempo morto durante il concerto verrà intelligentemente usato da me e Gabriele dedicandolo a cover dei Metallica. Il pubblico, sapiente, apprezza. Alla fine del concerto Ronny ci fa un sacco di complimenti con indice e mignolo alzati, ma mi sarebbe rimasto simpatico lo stesso.
Dopo il concerto ci accomodiamo sul divano, quando ad un certo punto veniamo raggiunti da Oskar che, evidentemente alticcio, comincia a parlare senza posa. Ci dice che con noi si trovano molto bene, che ci vogliono bene, ma che evidentemente c’è qualcosa che non va, è evidente il nervosismo, da una parte per il nostro modo di fare rilassato e dall’altra per il loro troppo rigoroso. Molto probabilmente da ambo le parti pensiamo di trovarci davanti a degli stereotipi nazionali, gli italiani cazzoni che fanno le cose alla carlona e dall’altra parte gli svedesi tutti precisini. E’ evidentemente che qualcosa non funziona da questo punto di vista, ma Oskar parla col cuore in mano devo dire. Ci dice che Pää non ama parlare inglese e per questo non comunica molto con noi, che Tom perde facilmente la pazienza e Oskar stesso è stupito di come questo sia successo per la prima volta dopo così tanto tempo dall’inizio del tour. Sostanzialmente ci ripete che si trovano molto bene con noi, ma che sulle cose che non vanno c’è molto probabilmente un problema di comunicazione. Ed è la pura verità, c’è la barriera linguistica (in genere faccio io da portavoce a causa di un inglese più fluente), ci siamo noi che lasciamo comunque correre senza parlare (sbaglierò, ma se non sono cose sufficientemente serie sono abituato a non disperarmi più di tanto), ci sono loro che non sanno esprimersi se non quando bevono un po’ di più. Su questo punto Oskar pare essere molto sensibile e dispiaciuto. Mi fa notare come si fossero sentiti un po’ messi da parte durante i quattro concerti in Polonia, avevano la sensazione che facessi solo gli interessi dei Disprezzo visto che solo io riuscivo a comunicare per bene parlando il polacco. A questo punto gli faccio notare che mi dispiace di questo, che posso aver sbagliato in qualcosa, ma che dovevano dirmelo subito ed apertamente. Insomma, parlandone riusciamo a chiarire un bel po’ di punti e gli animi finalmente si distendono, non è un caso che da questo momento in poi i nostri rapporti subiranno una netta impennata verso un maggiore cameratismo, Pää comincerà a parlare sempre di più, Tom non si innervosirà più, Margherita inizierà a sentire la loro mancanza ancora prima di finire il tour, Gabriele e Giulio scherzeranno molto di più con loro, e personalmente sarò molto più tranquillo per tutti questi motivi, mi danno fastidio queste situazioni di stupida tensione. L’ultima scena divertente della serata riguarda Giulio che voleva imbroccare una tipa che invece era affascinata da Oskar che secondo lei aveva una dolce faccia da bambino, "soooo sweet!". Curioso il tipo che si è scusato più volte perché non ha potuto vedere il nostro concerto visto che ha incontrato un suo amico che non vedeva da anni… mah!
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Margherita fa un’offerta ai poverelli |
Ce ne andiamo a dormire al posto dove avremmo dovuto suonare, un’area enorme (dal nome, Chemiefabrik, deduco che si tratta di un’ex-area industriale), noto svariate costruzioni e caravan disseminati nonostante l’ora tarda e la pioggia battente. Il nanetto che ci accompagna, dotato di una crestina che sembrava attaccata col velcro, ci saluta promettendoci per il giorno dopo una colazione ben fatta nonostante l’ora di risveglio molto anticipata, le sette e mezza. Fiduciosi ci mettiamo a dormire per queste pochissime ore che ci restano.
25-09
Nella stanza siamo tutti quanti, Visions of War, Project Hopeless e Disprezzo, quelli che non russano si contano sulle dita di una mano monca. Visto che mi ero messo la sveglia mi alzo per primo ma nessuno che si degni di seguirmi, me ne vado a fare un giro per il posto (che è senza acqua corrente ed elettricità) ma non c’è il minimo segno di vita. E la colazione? Me ne ritorno sconsolato al dormitorio (tutti sono ancora in coma) e mi abbiocco fino alle nove su di una poltrona. Torno in giro e incontro un tipo che mi dice che il nanetto probabilmente sta ancora dormendo. Ho capito l’antifona, la colazione ce la sogniamo, nel frattempo si è però fatto tardi, la Repubblica Ceca ci aspetta con molti chilometri da percorrere. Ma tutti ancora dormono, per fortuna che siamo noi italiani quelli che se ne fregano di tutto, ah già, ora ci siamo chiariti… Quindi sveglio tutti e si parte, la colazione ce la facciamo in un supermercato, ovviamente senza rinunciare al patè di soia comprato in Polonia.
L’autostrada è interrotta, strade alternative non sono segnate, prima di imboccare l’unica strada montana di merda che porta verso la Cechia attraverseremo una moltitudine di paesi, mica è facile!! Alla frontiera, sulle montagne, fa un freddo terribile, il vento leva di sentimento. I doganieri ci dicono che un altro gruppo, che capiamo essere i Visions of War, è passato venti minuti prima. Doganieri fintamente simpatici comunque, ci tengono quindici infiniti minuti al ghiaccio controllando a casaccio di qua e di là alla ricerca di terroristi islamici probabilmente. Si riparte e dopo un bel po’, passando tra l’altro da Praga, arriviamo a Napajedla, paesino sperduto dopo Brno. Stavolta Giulio e Gabriele, coppia inedita in fase di guida/navigazione, si sono cimentati in un giro turistico che ha toccato un po’ tutte le strade fuori che quella per Napajedla, una faticaccia arrivare. La meta è un festival organizzato da Bohdan dei Mass Genocide Process. Lo incontriamo appena arrivati, è scazzatissimo, l’orario d’arrivo era tassativo, la polizia, anche se gratuitamente, rompe parecchio le scatole ed entro una certa ora la serata deve concludersi. Noi abbiamo collezionato un’ora di ritardo, ma siamo il primo gruppo ad essere arrivato (esclusi ovviamente i Mass Genocide Process), non ci sono nemmeno i gruppi cechi! Qualcuno probabilmente non potrà suonare. Il posto è un poligono di tiro adibito a sede di festival crust, siamo in mezzo ai boschi, ci sono un freddo ed un umido terribili, ma il concerto si svolge all’aperto, prevedo reumatismi! Cominciano subito i Project Hopeless, ma la gente è presente, l’est Europa non delude! Io rinuncio anche a mettere fuori la distribuzione, troppo freddo, non resisterei, io sono fatto per le Maldive non per le foreste norvegesi piene di black metallers col cerone sul viso! Seguono i Lahar, i Licanthropy (con una tipa con una voce fantastica, ultrastrillata come piace a me, in stile Discordance Axis), quindi un buon gruppo hardcore/crust spagnolo, uno strano gruppo crossover locale e poi noi. Il suono generale è un po’ una merda, il tipo al mixer è un deficiente, non gli riesce di trovare una presa multipla, così mi tocca stare quindici minuti sul palco senza fare nulla mentre gli altri sono tutti pronti. Ha una lentezza esasperante questo personaggio. Intanto il mio microfono non funziona, ma il tipo continua a dire di andare avanti senza problemi, un deficiente senza pari, mi tocca incazzarmi per convincerlo a far funzionare questo microfono del belino! Si scatena pure un po’ di pogo. Sono rimasto molto contento, anche per la versione acidissima di "Nel mio mondo il sole non sorge mai" che è involontariamente venuta fuori, neanche Syd Barrett!!! Dopo di noi suonano i Gride. Evidentemente non si ricordavano di me, gli avevo solo organizzato l’ultimo tour italiano del resto… comunque nonostante il suono non troppo carino (non si capeva una sega!) hanno fatto un concerto della madonna, il batterista è incredibile, grind/hardcore alla velocità della luce con mille passaggi, impareggiabili! Dopo i Visions of War la serata finisce e i Mass Genocide Process sono costretti purtroppo a non suonare data la tarda ora. Mentre un sound system techno non la smette di martellare (ma i problemi con gli sbirri? mah!) nonostante siano in due o tre persone al massimo a curarsene, dopo esserci gustati un po’ di falò ce ne andiamo a dormire in uno stanzone con altre mille persone. Tutti sul pavimento all’umido, alé!
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Il mezzo ripieno |
26-09
Destinazione Milada squat, Praga. Per chi ha letto il tour report dei Groebelar di due anni prima questa parola dovrebbe evocare tutto un mondo a parte, per gli altri cercherò di essere essenziale. Se è vero che il cesso è lo specchio di una casa, qua nel giardino abbiamo un baracchino con una cassapanca con un buco e senza scarico! E pure sporchissima! Non so, quando si riempie il buco forse spostano il baracchino. A discolpa del posto va detto che gli abitanti vorrebbero legalizzarsi e fare l’allaccio di acqua ed elettricità che continuano a mancare, ma il posto non esiste ufficialmente al catasto e quindi restano in uno strano limbo senza che però possano nemmeno essere sgomberati, situazione decisamente curiosa. Per fortuna che si può usare senza problemi il bagno della vicina casa dello studente (tra l’altro sono l’unico al corrente di questo segreto a parte i tipi del Milada…). Così appena arrivati ci facciamo una super toilette. La serata non capiamo che piega prenderà comunque, mentre si aspetta il generatore (precedentemente usava attaccarsi all’illuminazione pubblica) vediamo che sta arrivando sempre più gente con strumenti in mano. Ma quanti gruppi saremo? Disprezzo, Project Hopeless, Visions of War e No Rest sono i gruppi ufficiali, vedo che per il momento si sono aggiunti gli spagnoli del giorno prima. E almeno un altro gruppo di tipi forse inglesi si sta aggirando per il posto e forse pure un altro con tipi ciechi. Che è successo, si è sparsa la notizia che chiunque può suonare stasera?!?!? Le voci girano incontrollate, il panico dilaga (qualcuno dovrà pur suonare per ultimo!!), qualcuno afferma di aver visto pure i Jacksons 5 riformati che chiedevano di suonare, ma alla fine il numero di gruppi si stabilizza su cinque e riusciamo pure a guadagnare un’ottima seconda posizione. Vedo arrivare pure Barvak della Insane Society Records. E’ bello quando ogni tanto puoi incontrare persone che in genere senti solo via e-mail, l’ultima volta l’avevo beccato a Modena in tour con Malignant Tumour e Mass Genocide Process, proprio quando avevo conosciuto Bohdan che ci aveva proposto di suonare al festival del giorno prima.
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L’ingresso del Milada e Giulio McKaye |
La serata ha una grande importanza per noi. Un po’ di mesi prima il nostro caro amico Mauro ha perso la vita in un incidente stradale proprio a Praga dove si era trasferito. Siamo infatti in attesa di Julia, la sua ragazza, e di altri suoi amici. E infatti poco prima dell’inizio del concerto ecco arrivare Julia e Anthony (fu tastierista dei Chupacabra, gran gruppo di stanza nel Canada che dopo due sette pollici ha fatto uscire un grande cd in pieno stile Damad). Ambedue in periodi diversi erano stati a Firenze ed è comunque un vero piacere rivederli. Con loro ci sono un po’ di amici tra cui Aga, una ragazza polacca di cui Mauro mi aveva parlato. E’ strano vedere come si crea subito una cordialissima atmosfera con queste persone alle quali, a parte Julia ed Anthony, ci lega solamente il fatto che conoscessimo Mauro. In particolare mi trovo a chiacchierare molto piacevolmente con Aga, ovviamente fa sempre furore il fatto che sappia parlare polacco! Concluso il concerto degli spagnoli di cui non so il nome ma che hanno un cantante che è un uomo di neanderthal obeso, suoniamo noi. Dopo un’ovvia dedica a Mauro partiamo in quarta. C’è una tipa minorenne che fa foto in primo a piano a tutti durante il concerto, sarà la polizia segreta? Comunque appena finito il concerto ce ne andiamo con gli altri (eccetto Aga che torna a casa, sigh) a bere una birra in centro. Stavolta abbiamo un culo della madonna, il giorno successivo è libero e potremo passarlo qua a Praga con gente che conosciamo, ci va veramente di lusso! Certo che pub dove mandano musica hardcore a Firenze ce li sogniamo, oltre al fatto che per noi la birra qui costa veramente poco ed è ottima. C’è un po’ di stanchezza in giro (non da parte mia, lo giuro!) e così invece di tornare al Milada ce ne andiamo a dormire a casa di Marika, tipa americana che è la boss di Provokator, web-magazine al quale collabora pure Julia che si occupa di vita mondana praghese con particolare riguardo anche per la scena hardcore. Si parla di 35.000 contatti al mese, non bazzecole!! Siamo un po’ in paranoia perché forse siamo stati un po’ poco carini a lasciare i Project Hopeless al Milada in mezzo alla bestialità. Domani vedremo di chiarire, intanto una doccia non me la leva nessuno!
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Il mitico cesso del Milada |
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27-09
Bisogna essere subito attivi, Gabriele ed io ci prendiamo la briga di tornare al Milada (ci vuole un’ora fra piedi, bus e metro, altrettanto per tornare) per avvertire gli svedesi che staremo via tutto il giorno e che non li vogliamo abbandonare anzi li pensiamo sempre. A parte gli scherzi, dopo la chiacchierata di Dresda è bene essere sempre chiari. E comunque ci teniamo davvero a passare un po’ di tempo con gli amici di Mauro nei posti che era solito frequentare. Al Milada non troviamo i Project Hopeless quindi gli lasciamo un bigliettone dove spieghiamo tutto. Torniamo indietro e ci dirigiamo verso un meritato pranzo al Country Life. Si tratta di un self service vegano con roba buonissima, me lo sognavo la notte di ritornarci. Proprio là incontriamo i Visions of War e pure i Project Hopeless, evidentemente la voce si è sparsa. Spendo otto euro e mangio fino a scoppiare, cosa che capita più o meno ad ogni passaggio della cometa di Halley per quanto mi riguarda. Per farvi capire, in genere nessuno mi invita mai a mangiare, tutti preferiscono darmi forfettariamente dieci euro da spendere come voglio, conviene sempre di più! Nel frattempo fissiamo per la mattina dopo con gli svedesi, così abbiamo la coscienza a posto per farci gli affari nostri. Nel pomeriggio si comincia il giro dei posti e sostanzialmente lungo il corso della giornata berremo ininterrottamente dalle quattro di pomeriggio fino alle quattro di notte. Faccio un sacco di chiacchiere con Aga tra l’altro, oltre che una inevitabile partita a calcino, decidiamo di rimanere in contatto. Dopo una pizza non malvagia l’ultima meta è un pub dove mettono su addirittura i Disfear, clamoroso! Tra l’altro quasi non ci sono cechi né fra gli avventori né fra i gestori e mai ne conosceremo durante questo breve soggiorno. Arriva pure Marika nel frattempo e con lei ce ne torniamo per dormire nuovamente a casa sua.
28-09
Questa volta sono un po’ triste nel lasciare la città, mi ero trovato veramente bene sia come compagnia che come ambiente, anche Anthony è stata una rivelazione, quando l’ho conosciuto a Firenze era molto taciturno invece qua è un compagno di merende che compete pure con noi! Cominciamo anche a vedere la fine di questo tour, anche questo incide negativamente sull’umore. Comunque mi riprometto di tornare a Praga appena possibile.
La mattina veniamo a sapere che Stefan ci ha lasciati ed è tornato in Svezia. La cosa ci era già stata ventilata, ma alla fine si è concretizzata. Purtroppo aveva delle questioni da risolvere urgentemente e gli era impossibile continuare il viaggio. Peccato che non abbiamo potuto salutarlo. Gabriele invece comincia ad accusare qualche sintomo influenzale, la nuova vittima dopo Tom e come Tom anche il suo umore ne risente, eccone un altro intrattabile! E sulle note di "Arise" dei Sepultura il viaggio ricomincia. La destinazione è comunque un’altra capitale, Vienna!
Alla frontiera, per esperienze passate, mi aspettavo fuoco e fiamme da parte dei doganieri austriaci, invece ci rompono le scatole solo perché il libretto di circolazione del furgone non è chiaro riguardo il numero dei posti omologati, temiamo il peggio ma alla fine passiamo senza problemi. Quando mi viene ceduto il volante tutti si addormentano, così senza colpo ferire porto tutti direttamente all’EKH di Vienna senza sbagliare di un metro la strada. E’ un posto che è in piedi da un sacco d’anni, dopo una iniziale occupazione c’è stato un accordo con la proprietà per un affitto simbolico di uno scellino, ma attualmente sono in corso un po’ di problemi con la stessa proprietà che vorrebbe rientrare in possesso dell’enorme stabile. Nel momento in cui sto scrivendo sono stato informato che lo stabile è stato venduto, quindi si prospettano magagne. La cosa divertente è che il proprietario è un vecchio comunista e il palazzo era la sede di un qualche partito comunista come testimonia una stele al piano terra.
Dopo una capatina ad un wash and dry si mangia come porci la cena che ci spetta di diritto. Sbrigata la pratica concertistica che oramai ci fa un baffo (Gabriele nonostante il malessere suona alla grande, sarà perché vuole finire presto) socializziamo un po’ con i No Rest e con Jukka dell’etichetta finlandese Kamaset Levyt che li accompagna. E quando tutti se ne vanno ormai a dormire rimaniamo a tenere alta la bandiera delle tigri della notte Margherita, Paulo do Brazil ed io. Da bravi italiani proponiamo a Paulo una bella pasta al pomodoro notturna e lui non se la fa dire due volte, addirittura sembra preferire la nostra pasta alla compagnia di una tipa che pareva volesse imbroccarlo. Proseguiamo con lo sproloquio per ore, nel frattempo si alternano i casi umani tra cui un punkabbestia che assaggerà la nostra ottima pasta buttandoci dentro le mani sudicie… tutto ciò è "alusinanci" come dice Paulo. L’alchimia è strana, persone che abitano da parti opposte del mondo (Firenze, Porto Alegre… e Perugia pure), ma in perfetta armonia. Alla fine Paulo non ne può più e si sdraia sul divano. In teoria dovremo svegliarci alle dieci, ma a questo punto decidiamo di saltare il turno, perché dormire per così poco tempo? Verso le nove di mattina con Margherita ci mettiamo a giocare a Memory e Giulio in queste condizioni ci troverà.
29-09
E’ un po’ paradossale che si debba andare a suonare in Italia, arrivando addirittura ad appena tre ore da Firenze quando saremo a Castelfranco Veneto, per poi dover ritornare in IspettoreDerrick-land e rifarsi quindi 1.600 chilometri per tornare a casa. Purtroppo il tour è stato organizzato prima di tutto in funzione dei Project Hopeless, noi ci siamo aggregati solo dopo e ce lo ciucciamo così com’è.
Intanto partiamo alla volta di Udine. Gli svedesi sono ammaliati dalle Alpi, in Svezia non ci sono grosse montagne, il paesaggio è più piatto con distese infinite di boschi, o questo è quanto mi hanno detto loro perlomeno.
Ho sempre proposto a David miliardi di concerti, ma solo ora per la prima volta riesco a suonare anche io al Centro. Attualmente stanno costruendo il palazzo della Regione di fronte ad esso, fra un annetto quindi il posto verrà sgomberato dopo tanti anni di onorata attività. L’unico vantaggio temporaneo è che essendo cominciati i lavori non esiste più il parcheggione nel quale ne succedevano in continuazione di cotte e di crude fra spaccio, risse e pistolettate.
Per cena ci viene offerta una pasta fatta finalmente per bene, non per fare i nazionalisti, ma in genere il concetto di cuocere al dente la pasta non è molto chiaro fuori dai patri confini.
Nel frattempo ci accorgiamo che la sagra della dimenticanza non ha avuto ancora termine, questa volta sono rimasti a Vienna i piatti di Gabriele! Già non stava troppo bene, questa mazzata lo stende definitivamente. Secondo lui sarà la prestazione peggior di tutto il tour, eppure fra i pochi accorsi per il concerto varie persone notano quanto suoni bene, un tipo del centro è addirittura stupefatto sapendo che la febbre non ha ancora finito di compiere il suo corso. Giulio è logorroico al microfono, finalmente non c’è più il problema della barriera linguistica e per una sera mi cheto io. Però l’abitudine è dura a morire e svariati anglofoni "thank you" volano all’indirizzo del pubblico che ancora cala. Ovviamente anche con i Project Hopeless la sala rimarrà abbastanza vuota, ma anche se in pochi li sommergiamo di richieste di bis, pure Margherita, forse per la prima volta, si guarda per intero un loro concerto… purtroppo la fine del tour si sta avvicinando quindi ci si aggrappa a quello che capita. Ci becchiamo comunque cento euro di rimborso, in buona parte tirati fuori dalla cassa del Centro, è stato molto gentile da parte loro, purtroppo le nostre spese incombevano comunque nonostante la poca gente arrivata. Gli svedesi sono allegrissimi questa sera, vanno comunque a dormire molto prima di me e gli altri. Alle quattro, dopo un’oretta di dark/new wave nell’etere, ci lasciamo cadere nelle braccia di Morfeo, tutti si piazzano nella stanza dei gruppi, io invece mi metto da solo in una specie di enorme stanza adiacente che scoprirò essere una sorta di centro di prima accoglienza per immigrati, infatti oltre al vocio ripetuto mi sveglierò anche per l’odore di soffritto. David ci lascia le chiavi del posto e fissiamo per il giorno successivo a pranzo.
30-09
Che dormita! Penso che gli arretrati di sonno fossero ormai al cubo, dopo più di dieci ore riesco ad alzarmi dal materasso, David è già arrivato e sta spadellando dietro al sugo per la pasta. Il viaggio che dobbiamo fare non è lunghissimo, abbiamo fissato a Padova per le 18,30 con Umberto, un tipo con cui ci ha messo in contatto Timo. Ad Umberto va il premio per il più preciso del tour, ci chiama ripetute volte per assicurarci che sia tutto a posto e per sapere dove siamo. Da Padova ci metteremo più di un’ora per arrivare a Castelfranco Veneto, c’è più traffico su questa statale che sui viali di Firenze quando piove alle sei di sera. Il posto è il Circolo Buenaventura, una sorta di locale gestito da un’associazione culturale attiva anche in tutte queste cose molto politicamente corrette tipo Emergency, ecc. Le polacche Fuck Finger mi avevano parlato molto bene di questo posto quando erano venute a suonare in Italia, fidandomi di questo non sono stato troppo ad indagare e qui è stato l’errore, si conferma che in Italia fuori dal circolo dei posti occupati che in genere frequentiamo si crea sempre qualche casino. E’ paradossale, ci lamentiamo che siamo sempre le stesse persone negli stessi posti eppure sembra che non se ne possa fare a meno. Ma procediamo con calma. Ci sono molte persone nel posto, addirittura dopo un sacco d’anni rivedo pure Nicola, il cantante degli Spring Down conosciuto nel ’96/’97 durante le date venete con gli Unsung. Il massimo è però quando arrivano Bianca e Nico. Bianca è una ragazza tedesca di padre pugliese con cui avevo diviso la mia camera per qualche mese anni prima. Siamo sempre rimasti in contatto pur sentendoci raramente e vedendoci al massimo una volta l’anno. Nico è il suo ragazzo già da un bel po’. Al momento vivono e lavorano proprio in Veneto. Non sono mai stati ad un concerto del genere prima di allora, ma sono curiosi di vederci. Intanto festeggiamo con numerosi brindisi. Nel frattempo il primo gruppo locale sta già suonando e proprio in questo momento cominciano i casini. Un gruppo di "punx" vuole entrare senza pagare, sono facce perlopiù conosciute, uno di loro in particolare mi sta enormemente sul cazzo da quando, durante un nostro concerto al Confino a Cesena, fece degli apprezzamenti pesanti a Margherita in maniera oltretutto parecchio arrogante. Non sono il tipo che provoca risse, ma in quel momento mi ricordo che dovetti fare due minuti di training autogeno per calmarmi, sarebbe stato controproducente per tutti ed anche per il Confino seguire gli istinti in quel momento, e comunque il tipo penso che il giorno seguente neanche se lo sarebbe ricordato il motivo delle mazzate. Non ritengo in ogni caso che sia una giustificazione essere ubriachi o fatti in queste situazioni, sempre di estrema coglionaggine si tratta, e se mai ce ne fosse bisogno si ha la riprova di come essere punk non metta al riparo dall’essere dei perfetti stronzi. Ma ritorniamo a bomba, i tipo non vogliono pagare (ma fino ad allora avevano bevuto birra al banco) e devo dire che tutti i torti non li hanno perché tre euro di ingresso più tre euro di tessera sono decisamente un po’ troppi, senza contare che capisco benissimo l’essere restii a sottoscrivere tessere di qualsiasi genere. Diciamo che ad averlo saputo prima avrei cercato almeno di mettere un tetto al prezzo dell’ingresso, anche a costo di prendere meno soldi di rimborso. D’altra parte se le regole dei posti non piacciono basta starsene a casa, si tratta solo di un concerto e se al Buenaventura gira a questo modo c’è poco da fare. Quando siamo stati chiamati in causa (visto che la gente del posto non sapeva che pesci prendere) abbiamo cercato di mediare cercando di abbassare in via eccezionale il prezzo totale a tre euro, ma nessuna delle parti in causa era comunque d’accordo. Ripeto, la nostra colpa può essere stata quella di non esserci informati prima, ma questo non giustifica certo l’atteggiamento arrogante del padrone che è venuto a incazzarsi con noi blaterando cose tipo "come cazzo faccio a pagarvi?". Forse è venuto a sfogarsi con noi pensando di avere a che fare con dei ragazzini, ma ho fatto anche presto a rimetterlo in riga! Del resto non era certo colpa nostra se il padrone del posto non ha saputo gestirsi la situazione (e a quanto pare conosceva già questi "punx") e se si sono pure scatenate risse. Fatto sta che la tensione si è talmente alzata che ci hanno consigliato di non suonare, nonostante fossimo già sul palco pronti a fare il primo pezzo. Devo dire che la voglia di suonare in questa situazione era comunque poca. Anche Umberto era parecchio seccato, deciso a non organizzare più al Buenaventura. I più dispiaciuti erano però Bianca e Nico che, quindi, hanno deciso di venirci a vedere il giorno dopo a Innsbruck, due pazzi!!!
01-10
Tanto per gradire volevano farci pure riempire il modulo Siae la mattina, ma siamo pazzi? Oltre ad odiare quell’organizzazione semi-mafiosa che millanta la tutela degli artisti e dell’autorialità delle opere di ingegno (tipo i libri di Totti) neanche avevamo suonato, quindi non c’era proprio nulla da riempire! Comunque va detto che, grazie ad Umberto, ci hanno dato in ogni caso circa 70 euro, questo ci ha fatto molto piacere anche perché la cassa piangeva.
Si parte nuovamente per l’Austria, meta Innsbruck. La città è una sorta di bomboniera in mezzo alla montagne, tutto estremamente carino e ben disposto. Il luogo dove dobbiamo suonare si chiama PMK, un posto dove diversi collettivi organizzano concerti. Il gruppo di ragazzi che ha organizzato la nostra serata era solito agire in uno squat, ma dopo svariati sforzi hanno ottenuto di poter organizzare serate in questo PMK, sicuramente molto professionale, ma un po’ freddino ed asettico come atmosfera. Dopo una cena non eccezionale (un cous cous particolarmente mencio) cominciano a suonare dei ragazzini che forse pensavano di essere alla festa della scuola. Sono andati avanti per un’ora suonando una roba sconclusionatissima facendo un casino della madonna. Non sopporto questo modo di fare, quando ci sono altri gruppi che suonano non si può non tenerne conto, bisogna limitarsi nei tempi, soprattutto quando si fa cagare come questi qua. Ne ho un po’ le palle piene di suonare per ultimo davanti a quattro gatti e questa sera non faremo comunque eccezione. Probabilmente si sono trovati a loro agio con questa audience dall’età media infima e dal tasso alcolico che saliva imperiosamente. Seguono i Dreschflegel che già conoscevo per lo split sette pollici con i Mass Genocide Process. Ultracore/grind alla velocità della luce (prima del concerto si poteva vedere il batterista che faceva esercizi di riscaldamento) e con voce strillata. I Project Hopeless sono euforici e durante il loro concerto faremo scambi culturali di imbecillità di vario genere, proprio come i gruppi affiatati quando sono in tour (oops, come noi). Quando tocca a noi il pubblico è poco numeroso e decisamente alcolizzato, ma perlomeno Bianca e Nico, nel frattempo arrivati (si sono dovuti sorbire pure il primo gruppo, ne ero distrutto io figuriamoci loro…), erano contenti. Noi non eravamo in preda all’entusiasmo ma non ci si poteva lamentare. Olli, il tipo con cui ero in contatto, ci dice che la serata non è andata benissimo quanto a volume di pubblico, in genere sono abituati ad una affluenza maggiore, e che ci sono andati leggermente sotto coi soldi. A quel punto gli rendo una parte dei soldi che ci aveva dato, siamo troppo buoni, c’è solo un’ultima data e siamo al limite per quanto riguarda i soldi da pagare per l’affitto del furgone e per la benzina. Intanto ce ne andiamo a dormire a casa di una tipa molto carina mentre gli svedesi vanno a dormire nello squat di cui sopra. Questa volta gira meglio per noi, la tipa ci dice che nello squat fa parecchio freddo mentre noi passeremo la notte in una casa vera. Oggidì vinco da solo la serata e mi tocca andare a letto solamente perché sono rimasto solo, ma uno spuntino nel frattempo è d’obbligo.
02-10
E’ rimasto solo un concerto da fare. Ma si tratta di un concerto nel paese dove abita Timo, le pecorelle tornano dal pastore, il boss chiama e gli scugnizzi rispondono!
Zwiesel è un paese in piena Baviera andando verso la Repubblica Ceca (Plzen/Pilsen è ad appena cento chilometri). Il paesaggio mi fa pensare che da un momento all’altro incontreremo Hansel e Gretel e la casina con la porta di cioccolato, veramente incantevole. Appena arrivati ci accoglie Forrest, l’organizzatore materiale del concerto (visto che Timo era in tour con i brasiliani Agrotoxico fino al giorno prima) e dopo dieci minuti ecco il capo, il buon vecchio Timone! Era dal concerto dei Còlera a Firenze che non lo vedevo. Oltre a portare avanti l’etichetta/distribuzione Alerta Antifascista, Timo ormai detiene il monopolio per quanto riguarda i gruppi sudamericani che vengono a suonare in Europa: Apatia No, Migra Violenta, Colera, Los Dolares… E con il suo Sprinter rosso è praticamente sempre in giro, non capisco dove trovi il tempo per fare tutto. Timo iperattivo prepara pure la cena per tutti quanti aiutato dalla sua ragazza Lili, e mi devo inchinare perché il risultato è stato ottimo, quella zuppa con un quintale d’aglio dentro era il pezzo forte. Il posto dove suoniamo è un centro giovanile, lo Jugendcafè, ma sembra una baita di montagna a vederla. L’arietta è fredda, ma dentro il riscaldamento fa raggiungere temperature tropicali, palme stanno spuntando ovunque e noci di cocco allietano la serata. Il primo gruppo a suonare sono i Burial, gruppo tedesco validissimo influenzato al 100% dai gruppi giapponesi, Deathside in primis, quel gusto melodico è inconfondibile. Seguono i Doomtown, con cui avevamo già suonato ad Essen, si confermano molto bravi. Seguono i Project Hopeless, sempre allegri, anche perché sono arrivati i loro amici Skitkids. Certo è strano vedere come funziona l’amicizia svedese. Con gli Skitkids gira la cantante dei Kontrovers e pare che Tom dovesse avere un inciucio con lei. Fatto sta che appena arrivano Pää neanche li caga, mentre Tom si va a sdraiare dietro la batteria facendo finta di dormire per poi uscire dieci minuti dopo con sguardo sorpreso "oooh, ma siete arrivati!!!?!!", mah! Intanto il pubblico è già calato vistosamente, quando suoniamo noi qualche anima pia ritorna, ma ormai la tradizione viene rispettata. La sorpresa è la presenza di Olli di Innsbruck che, insoddisfatto per il pubblico della sera prima e per il troppo indaffaramento, ha deciso di venire fin qua. Ero curioso di vedere Gli Skitkids (che si pronuncia "huitkiz"), ma ci riesco solo in parte perché mi vedo costretto a smaltire all’aperto tutte le birre della serata, un bel gruppo comunque per quel poco che ho visto, confermano quanto di buono detto in sede vinilica.
Alla fine tutta la marea di devastati si sposta a casa di Timo che, poverino, insieme a Lili, esuli in patria, dormiranno in cucina pronti ad alzarsi prestissimo per preparare una abbondante colazione, si vede che Timo ci tiene proprio ai suoi gruppi. Nelle altre due stanze ci siamo noi, i Project Hopeless e buona parte degli Skitkids. La serata finisce con il sottoscritto, Olli e la sua amica Aldina che dipingiamo le facce dei poveri malcapitati che stanno dormendo. Aldina voleva imbroccare Pää, ma lui è più duro di me mi sa e infatti per vendetta la sua faccia viene sfigurata dalla tipa. Complessivamente ci scappa un’ora e mezza di sonno visto che mi voglio fare pure una bella doccia prima di ripartire. L’ultimo ad andare a dormire ed il primo alzarsi, oggi ho stravinto io!
03-10
Avevamo programmato di partire per le otto, ma alla fine ci muoviamo per le dieci, direi che mi sono alzato alle sei e mezza per nulla… Dobbiamo farci ottocento chilometri per tornare a Flensburg a recuperare i nostri furgoni e lasciare quello affittato (insieme ai soldi che mancano per il pagamento tra l’altro). Lo scarso monte ore di sonno impone una megadormita fino a che non arriverà il mio turno di guida.... che in realtà non arriva, il giorno prima mi era toccato tutto il tragitto, oggi si autoimmola Giulio. L’unica cosa di nota durante il viaggio è il cesso con la tavoletta rotante che abbiamo visto in un autogrill. Si entra con la monetina come nella metropolitana, ma lo spettacolo della tavoletta rotante autoigienizzante vale i cinquanta centesimi e tra l’altro la ricevuta consiste in un buono acquisto da usare nell’autogrill stesso. Come dire, se uno rimane con la fame, con cinque o sei pisciate si dovrebbe sfamare… le studiano tutte questi tedeschi!
Il patè di soia intanto giunge alla sua fine, era scritto nel destino. Dopo dieci ore e mezza di viaggio rifacciamo il nostro ingresso a Flensburg. Nulla è cambiato, ci mancherebbe del resto, siamo stati via da lì solo un mese. Fee ci sta aspettando all’Hafermarkt. Andiamo subito a recuperare i nostri furgoni e, incredibilmente, il nostro si mette in moto al primo colpo! Gabriele non ci crede e neanche noi del resto, ma sarà una felicità breve, come ogni felicità del resto, ma non vorrei tirare in ballo Leopardi…
Gli svedesi sono solo a cinque ora da casa, con la tristezza nel cuore li salutiamo, alla fine ci eravamo abituati gli uni agli altri, ci dispiace vederli partire, sembra proprio che questo tour abbia intenzione di finire.
Il bilancio pecuniario diventa positivo, lasciati a Fee i soldi dell’affitto del furgone da dare a Peters, ci avanzano ben quaranta euro da dividere in due gruppi, sette persone! Peccato che il viaggio Firenze-Flensburg andata e ritorno ci costerà in tutto 125 euro a testa!!!
Visto che a mezzanotte scatta il compleanno di Margherita ce ne andiamo a mangiare una pizza. Ci viene servita una cosa che non ha un cattivo sapore, ma l’apparenza è quantomeno originale. La mia marinara con gli spinaci consta di un impasto sormontato da una massa di spinaci di spessore quasi doppio, praticamente degli spinaci al gusto pizza.
La stanchezza incombe, ci aspetta un lungo viaggio il giorno seguente e prima ci alzeremo meglio sarà. Oddio, Giulio avrà un altro giorno libero, il suo aeroplano parte il 5 da Amburgo, si potrà vedere pure gli Endstand all’Hafermarkt.
04-10
Ma questi sono peggio degli svedesi, sono le dieci di mattina ed ecco arrivare gli Endstand! Avevano forse paura di fare tardi? Sono parenti dei Project Hopeless? Noi comunque alle undici partiamo, ci aspettano 1.600 chilometri prima di arrivare a Firenze… se mai arriveremo! Dopo 30 chilometri si distrugge una gomma. Direte, basta mettere la ruota di scorta. Vero. Il problema è che la ruota da sostituire è l’unica ad avere un dado di grandezza diversa e la chiave in nostro possesso non è in grado di svitarlo! Bisognerà fermare un discreto numero di macchine per trovare qualcuno che ci possa aiutare. Gabriele decide che guiderà solo lui. Del resto lui al furgone vuole proprio bene. Peccato solo che non sia un amore del tutto corrisposto. Da un certo punto in poi il furgone deciderà di mettersi in moto solo a spinta, ogni sosta diventa un calvario. La cena è a base di "kartoffeln" ed è impressionante come riesca a scambiare frasi di senso compiuto con la commessa dell’autogrill, che abbia imparato il tedesco senza accorgermene? Verso le due e mezza ci fermiamo in un autogrill per dormire. La disposizione è la solita dell’andata, il sottoscritto dorme sui pedali del furgone!
05-10
Ma quando si arriva? I chilometri scorrono, ma Firenze è sempre lontana. Ormai il furgone neanche lo spengiamo quando ci fermiamo, ho già perso dieci chili di peso e dieci anni di vita a forza di spingere quel vagabondo! Alla fine, circa alle 19,00, facciamo il nostro ingresso in ribollita-land, che gioia! Sì, che gioia, proprio una gioia, dopo due giorni mi aspetta nuovamente il lavoro, la routine incombe… sì, una gioia immane…! Amo Firenze!
OUTRO
Ventisette concerti, nove nazioni, quasi 12.000 chilometri, furgone pagato, un mese a stretto contatto senza divorarci vivi, un bilancio impressionante per quattro poveri sfigati alle crociate dell’hardcore. Ma la nota veramente positiva riguarda il miglioramento della fluency del mio polacco, del mio inglese e, soprattutto, visto il lungo tempo passato in lande crauto-parlanti, di un tedesco ormai spadroneggiato a livelli siderali: ich bin eine zigarette mit knoblauch!!!
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L’Autore prima del tour |
L’Autore dopo il tour… |
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RIASSUMENDO…
03.09.04 VENERDI / GERMANIA flensburg - hafermarkt
04.09.04 SABATO / GERMANIA hamburg – bauwagenplatz rodenbarg strasse
05.09.04 DOMENICA / GERMANIA bielefeld - ajz
06.09.04 LUNEDI / GERMANIA day off
07.09.04 MARTEDI / BELGIO leuven - villa skwattus dei
08.09.04 MERCOLEDI / GERMANIA stuttgart - obw9
09.09.04 GIOVEDI / SVIZZERA biel - schrottbar festival
10.09.04 VENERDI / GERMANIA mannheim - juz piranha
11.09.04 SABATO / FRANCIA st. etienne - kany kaly pub
12.09.04 DOMENICA / FRANCIA day off
13.09.04 LUNEDI / FRANCIA besancon - asylum café
14.09.04 MARTEDI / LUSSEMBURGO belvaux - brasserie 911
15.09.04 MERCOLEDI / GERMANIA essen - emokeller
16.09.04 GIOVEDI / GERMANIA hemsbuende - punk rock kneipe
17.09.04 VENERDI / GERMANIA hannover - sturmglocke
18.09.04 SABATO / GERMANIA halle/saale - reil 78
19.09.04 DOMENICA / POLONIA leszno - pub
20.09.04 LUNEDI / POLONIA walbrzych - whiskey klub
21.09.04 MARTEDI / POLONIA rawicz - pub 2000
22.09.04 MERCOLEDI / POLONIA wroclaw – u kromera squat
23.09.04 GIOVEDI / GERMANIA leipzig - g16
24.09.04 VENERDI / GERMANIA dresden - chemiefabrik
25.09.04 SABATO / REP. CECA napajedla - killed by noise festival
26.09.04 DOMENICA / REP. CECA praha - milada squat
27.09.04 LUNEDI / AUSTRIA day off
28.09.04 MARTEDI / AUSTRIA wien - ekh
29.09.04 MERCOLEDI / ITALIA udine - csa via volturno
30.09.04 GIOVEDI / ITALIA castelfranco veneto – circolo buenaventura
01.09.04 VENERDI / AUSTRIA innsbruck - PMK
02.10.04 SABATO / GERMANIA zwiesel – jugendcafe
Finito di scrivee nel Novembre 2004
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